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Nome: Martin
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I CINQUE SEGRETI DEL DESERTO Per essere quasi un "instant movie", mi era piaciuto parecchio. E poi von Stroheim è sempre carismatico! Personalmente avevo preferito il suo primo film americano, divertente nelle sue assurdità.
Anche questo però l'ho trovato ben fatto e a tratti coinvolgente, ma forse più inquadrato in certo tipo di cinema.
E fai bene a menzionare Stroheim, bravo e simpatico anche nei panni del "cattivo".
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    (a colpo sicuro)
    venerdì 8 gennaio 2010
    I CINQUE SEGRETI DEL DESERTO
    I CINQUE SEGRETI DEL DESERTO
    (Five Graves to Cairo)
    Regia: Billy Wilder
    Produzione: USA
    Anno: 1943

    Genere: Avventura esotica

    Certamente non manca un po’ di autocelebrazione propagandistica e qualche luogo comune sul “nemico”, eppure tutto fila via in maniera gradevole grazie alla capacità di sdrammatizzare anche le tragedie della guerra e a personaggi accattivanti e ben costruiti che sanno dosare egregiamente simpatia e spirito avventuroso, perché in fondo si tratta proprio di questo, di un’avventura bellica racchiusa tra le mura di un albergo egiziano, in cui i veri orrori vengono solo evocati, tragico finale compreso.

    Si può anche vedere (soprattutto se si apprezza, e come non farlo, Wilder)
    .

    Etichette: Anne Baxter, Egitto, Erich von Stroheim, Franchot Tone, Guerra, Indiana Jones

     
    posted by Martin at 23:21 | Permalink | 2 comments
    giovedì 27 agosto 2009
    POWAQQATSI
    POWAQQATSI
    (Powaqqatsi)
    Regia: Godfrey Reggio
    Produzione: USA
    Anno: 1988

    Genere: Apologo anti-modernista

    Stavolta il viaggio cinematografico si sviluppa sotto forma di esplorazione della natura umana, in cui i corpi e i volti servono a svelarne la complessità interiore, visione necessariamente terzomondista perché solo così è possibile ritrovare paesaggi e umanità di una purezza sufficiente a palesarne i segreti più profondi, ma, a parte la bellezza delle immagini e le suggestioni da esse evocate, con le musiche, pur apprezzabili, che quasi sempre si limitano ad accompagnare, l’unica idea "forte" consiste nel contrapporre una prima metà che esplora un mondo rurale e pre-tecnologico ad una seconda ambientata in un contesto urbano e “modernizzato", collegate una all'altra da un treno che attraversa una landa desolata, uno dei pochi momenti efficacemente allegorici, mentre il resto, soprattutto nella prima parte, fatica ad evitare fastidiosi eccessi didascalici.

    Si può anche vedere
    .

    Etichette: Documentario, Egitto, India, Kenya, Nepal, Perù, Philip Glass

     
    posted by Martin at 16:34 | Permalink | 0 comments


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