cinepillole
  • ...perché di cinema si “parla” troppo e le troppe chiacchiere finiscono spesso per toglierci la sorpresa e il gusto della visione...


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Nome: Martin
Da: Milano
Pensiero: Sono ancora convinto che il cinema non sia una cosa "seria"...
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LASCIAMI ENTRARE Grazie di essere passato, Maurizio.
Ricambierò al più presto la visita, c'è sempre bisogno di qualche nuovo punto di vista interessante.
Decisamente originale la sceneggiatura di questo film, di cui ho apprezzato maggiormente le atmosfere algide e misteriose. Benvenuta anche te, Tizyana.
In effetti è proprio in generale l'horror europeo che sta offrendo negli ultimi anni qualcosina di nuovo.
Diversi punti di vista e sceneggiature di ben altro spessore rispetto alle banalità d'oltreoceano.
Il finale poi, secondo me è straordinario.

Ale55andra
Si, non è affatto male.
E a Hollywood l'avrebbero probabilmente rovinato con l'immancabile sequel.
Il che mi fa venire in mente che ne è appena uscito il remake.
Non ti spaventa un pochino l'idea Ale?
A me piacque moltissimo, una storia ben condotta, fuori dagli schemi classici (e un po' abusati) del film sui vampiri. Concordo con Alessandra sulla grandezza del finale. Beh missile, io ben difficilmente mi entusiasmo ma ciò non mi impedisce di apprezzare questo horror molto particolare a cui riconosco i pregi che anche tu sottolinei.
Il problema è che film come questi dovrebbero essere la norma, film con idee e personalità proprie.
Purtroppo però in un panorama così piatto come quello odierno tutto cià che fa dignitosamente il proprio dovere tende a ricevere lodi anche eccessive.
Si Martin questi remake americani così repentini non solo mi spaventano ma mi lasciano allibita. Tant'è che nonostante fossi a Roma al festival dove l'hanno proiettato almeno quattro volte, ho deciso di non andare a vederlo.

Ale55andra
Ti capisco bene Ale. Bello! Resta comunque superiore - proprio per la sua capacità di non uniformarsi - al recente remake americano. Già non mi enstusiasmava l'idea del remake Lilith, adesso ancora di più.
Meglio dedicare altrove il tempo.
SUSSURRI E GRIDA l'ho visto davvero tanti anni fa, ma è rimasto il mio bergman preferito. certo dovrei rivederlo, ma il fatto che a distanza di tanto tempo rimangano ancora impresse delle scene molto forti (la domestica che abbraccia la malata come fosse una bambina, l'automutilazione, i primi piani sulle espressioni sospese), non me lo fa ricordare come un film privo di emozioni. i personaggi, compreso la domestica, che sfrutta la malata per colmare il vuoto della morte della figlia, mostrano tutti forti emozioni, anche se, come dici anche tu, esclusivamente egoistiche. seguendo, in questo modo, un punto di vista amaramente realistico. Quello che dici lo capisco e in parte lo condivido anche.
Il problema forse è che le poche vere emozioni in realtà non escono, rimangono rinchiuse in quel microcosmo familiare asfittico.
Oltre al fatto che queste stesse emozioni vengono in parte soffocate da tutto il contorno di falsità, finzione e ipocrisia.
Le scene che giustamente citi sono quasi tutte statiche, immagini che "congelano" la narrazione in maniera distaccata e quasi irreale.
Per tutti questi motivi il film nel suo complesso mi ha lasciato una sensazione di disperata freddezza.
vero, quello dell'abbraccio è un vero e proprio quadro. molto doloroso.
quel che credo, ma, ripeto, dovrei rinfrescare la visione, è che la "disperata freddezza" sia di per sè un sentimento molto forte, così come la sofferenza personale, egoistica in senso letterale, è per forza di cose la sensazione più forte e sincera che una persona possa provare.
credo che tu, quando parli di freddezza, in buona parte ti riferisca alle scelte espressive. il distacco è innegabile, ma per me fa la grandezza del film, e paradossalmente lo rende estremamente incisivo.
Film come questi sono dei "mondi" la cui ricchezza ci permette di confrontarci in maniera così approfondita e già questo è segno che si tratta di un'opera di spessore raro.
Per spiegarmi meglio quello che volevo sottolineare non era l'inespressività dei personaggi o del film in generale, che anzi riesce bene comunicare angoscia e disperazione.
Probabilmente si tratta di una difficoltà personale a entrarvi in sintonia, a "entrare" nella vicenda e nei personaggi.
Ad esempio questo effetto non me l'ha fatto Persona, rivisto di recente, in cui malgrado l'ambiguità e la cripticità della narrazione ho raggiunto un coinvoglimento maggiore.
E questo non toglie che si tratti di un film formalmente perfetto.
Complice una strana fatalità :D è un film che ho visto poco tempo fa. E ci ho pensato parecchio prima di dire qualcosa. Magari recupero altro di Bergman e poi esprimo un opinione. Di sicuro è un film che fa "male". Autodistruttivo per lo spettatore (non in senso negativo però eh). Detta così sembra una cosa brutta davvero ;-) :D Infatti ho precisato "non in senso negativo". Per autodistruttivo intendo che visivamente è doloroso per chi lo guarda, per l'argomento che tratta e per il modo in cui ci viene mostrato. Si si avevo capito.
In effetti è un film che colpisce duro, anche se personalmente ho partecipato alla rappresetnazione di questo universo femminile con un certo distacco, a un tempo colpito dal dramma ma estraneo ad esso.
PERSONA Davanti a questo film non riesco a trovare le parole per descrivere le mie emozioni. Eppure questo rimane un film "problematico".
Innovativo e provocatorio come un Von Trier potrebbe solo sognare d'essere e allo stesso tempo ricco di sfumature e sospeso in mezzo a mille interpretazioni.
Anche a capirci poco rimane un'esperienza affascinante, Cinema fuori da ogni categoria.
bellissimo, Bergman è sempre un grande artista (regista sarebbe troppo poco). Anche se devo ammettere mi ci è voluto un po' di tempo per riuscire a capirlo.. ma suppongo sia uno degli scopi del film la rilfessione :) Dici bene davvero Smilla*.
Io aggiungo che ancora di più l'importanza di opere come queste è che ogni volta ci si tira fuori qualcosa di diverso.
Cinema ambizioso e giustamente tale.
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    (a colpo sicuro)
    venerdì 24 dicembre 2010
    LASCIAMI ENTRARE
    LASCIAMI ENTRARE
    (Låt den rätte komma in)
    Regia: Tomas Alfredson
    Produzione: Svezia
    Anno: 2008

    Genere: Amori impossibili

    Lasciando da parte quei pochi particolari che rimangono in sospeso e qualche forzatura di troppo, quello che rimane è una tenera relazione sentimentale tra un dodicenne e una ragazzina che si nutre di sangue e che della dodicenne ha solo l'aspetto, ma c'è anche racchiusa tutta l'angoscia di una condizione a cui non è possibile sfuggire e nello stesso tempo la difficoltà del ragazzino vero a crescere in un mondo che gli è ostile, in un racconto capace di mostrare, attraverso angoli obliqui e luci sospese, le brutture e le meraviglie dell'esistenza.

    Merita una visione (una delle rare visioni che sfuggono con decisione ai tentativi di omologazione).

    Etichette: Horror, Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Svezia

     
    posted by Martin at 23:55 | Permalink | 11 comments
    mercoledì 15 luglio 2009
    SUSSURRI E GRIDA
    SUSSURRI E GRIDA
    (Viskningar och rop)
    Regia: Ingmar Bergman
    Produzione: Svezia
    Anno: 1972

    Genere: Esistenze in bilico

    Ogni istante è scandito da dissolvenze in rosso, colore di un sangue (vita) che non c’è più, che esiste solo come conseguenza d'atto violento, così come rosso è anche il colore di tutti gli ambienti, e, per contrapposizione, tutto questo viene usato per descrivere un universo fin troppo gelido, dominato in gran parte da meschinità e falsi sentimenti, in cui solo la sorella moribonda apprezza davvero la vita, contrariamente a due sorelle diversamente egoiste.

    Merita una visione (pur con le difficoltà ad avvicinarsi a questo mondo privo di emozioni)
    .

    Etichette: Liv Ullmann, Svezia

     
    posted by Martin at 21:52 | Permalink | 8 comments
    mercoledì 1 luglio 2009
    PERSONA
    PERSONA
    (Persona)
    Regia: Ingmar Bergman
    Produzione: Svezia
    Anno: 1966

    Genere: Esistenze in bilico

    Cinema assoluto e cinema che all’assoluto punta senza ipocrite reticenze, supportato dalla deflagrante forza della parola e allo stesso tempo non rinunciando alla potenza delle immagini, in cui la luce è a un tempo scalpello che crea le forme e bisturi che scava volti e corpi scoperchiando anime e pensieri, quelli di due donne, antitetiche in tutto ma accomunate dalla stessa difficoltà nel fare i conti con sé stesse, e quali siano le conseguenze del loro incontro/scontro rimane tangibile e allo stesso tempo sospeso e misterioso.

    Da vedere
    .

    Etichette: Metacinema, Svezia

     
    posted by Martin at 10:19 | Permalink | 4 comments


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