cinepillole
  • ...perché di cinema si “parla” troppo e le troppe chiacchiere finiscono spesso per toglierci la sorpresa e il gusto della visione...


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Nome: Martin
Da: Milano
Pensiero: Sono ancora convinto che il cinema non sia una cosa "seria"...
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GOODBYE, DRAGON INN e la merita sì una visione, e anche qualcosa in più :) Massì lo sai, con me sfondi una aperta su Tsai!
E' solo che a livello puramente personale questo suo film mi ha "preso" meno di altri suoi lavori come Vive l'amour (ovviamente) o come I don't want to sleep alone o Che ora laggiù.
Poi è ovvio che sono meglio 10 minuti a caso di Tsai della maggior parte dei film adesso al cinema.
E' un grande film , come tutti quelli di Tsai; la bellezza di questo sta nell'aria di nostalgia che si respira e tutto sommato nella maggiore leggibilità della pellicola; anche secondo me non è il suo migliore, ma rimane un lavoro grandissimo. Forse non avere visto il vecchio wuxia vero protagonista di questo film mi ha fatto perdere qualcosa in materia di atmosfera e nostalgia per un certo tipo di cinema.
Tu che ne dici Missile?
Oddio, quel wuxia non l'ho visto neppure io, ma il film proiettato, e la presenza in sala dei due attori del film , allora divi, oggi anonimi anziani col nipotino, rimandano senz'altro ad una concezione epica del cinema,al di là del film stesso che ne è solo un esempio, cosa che trasuda però da tutta la pellicola, ben rappresentata da quel "nessuno si ricorda più di noi". Insomma, sembra più di assistere ad una visita ad un sacrario ricchissimo di memorie che ad un film. Infatti il discorso dei due attori non l'avevo nemmeno colto.
Così come solo alla fine ho scoperto che si trattava dell'ultimo giorno di apertura del cinema.
Proprio il fatto che non tutti gli elementi siano evidenti può avermi creato una certa difficoltà nella comprensione di questo film.
Comunque conto di rivederlo presto, di sicuro potrò apprezzarlo meglio.
SOMEWHERE Nonostante la tua precisazione, ritengo questa recensione quasi offensiva. Dunque io, che il film l'ho trovato davvero banale (e non perché non l'abbia capito, bada bene), oltre alla mente non avrei un cuore? E dovrei limitarmi a Sylvester Stallone?

E poi, non è certo questo il cinema che "assomiglia alla vita". È un cinema che dice cose ovvie, ossia che anche le star di hollywood possono soffrire di solitudine, e soprattutto impiega 90 minuti a ripeterlo quando lo aveva già detto nei cinque minuti introduttivi. La vita è ben più profonda, complessa e ambigua. E soprattutto più interessante.
Il fatto che continui a ritenerlo un film sulla solitudine delle star conferma proprio che non hai colto tutte le sfumature e la complessità del vero nucleo portante del film, ovvero il rapporto tra padre e figlia.
Che proprio questo sia toccante e per niente banale non solo per me, lo confermano le stesse motivazioni di Tarantino e della giuria a cui il film ha "incantato fin dalla prima scena, e' cresciuto dentro di noi, nelle nostre analisi, nelle nostre menti, nelle nostre fantasie, e' stata una passione, stavamo magari parlando di un altro film e tornavamo a parlare di questo film" e poi "anche dal punto di vista emotivo siamo rimasti tutti incantati".
Reparto offese: non ho mai detto che chi non apprezza il film non ha cuore, non ho l'arroganza di giudicare i miei interlocutori.
Ho detto invece che per apprezzare questo film bisogna ricordarsi di averlo un cuore ovvero che il film va giudicato non solo dal punto di "intelettuale", non solo in maniera "razionale".
Quella su Sly era un commento ironico, in un certo senso anche superfluo. Se l'ironia non è chiara posso anche pensare di eliminare il riferimento.
Sono contento per te se la tua vita è così profonda, complessa e ambigua come affermi.
La mia invece è piena di bellissimi banali momenti come l'abbraccio di mio figlio quando esco di casa.
Ecco, di queste banalità il film della Coppola è pieno ma tu non le hai nemmeno viste che sostieni che si continuano a ripetere le stesse cose.
Be', comunque sia, mi sembra già interessante il fatto che questo film sia stato accolto da accese discussioni sin dal momento della premiazione e per me questo è già un motivo per vederlo, perché mi interessa capire cosa proverò durante la visione. Spero di riuscirci il prima possibile. In effetti dici proprio bene, Luciano. Non puoi non vederlo, qualunque possa essere la tua reazione.
Posso però dirti che gran parte di chi "difende" questo film lo fa spinto dall'esagerato accanimento da parte dei suoi detrattori.
In questo modo anche chi ne è rimasto convinto solo in parte ha finito difenderlo anche oltre i suoi effettivi meriti.
In ogni caso il mio giudizio è più che positivo.
E' un film da vedere, visto il riconoscimento che gli è stato attribuito. Ma non vale nemmeno la metà di un bel film. Presuntuoso e "d'autore", prolisso e sconnesso. E' un film voluto (ma non dalla Coppola), diverso dai suoi precedenti (che pur richiamando rapporti simili a quelli di questo "Somewhere", restano diversi nel contesto e nel finale) e sicuramente molto meno studiato di quel che si vuole affermare. Non mi aspettavo complessità Tarkovskiane, ma la Coppola sembra voler essere l'Andrè Bazin della situazione, pur non sapendo nemmeno di che parla Bazin.
Alla prima visione di "The wrestler" mi ero domandato se davvero meritava il Leone D'oro un film come quello. Dopo "Somewhere" ho avuto la conferma, sia sul film di Aronofsky che su questo della Coppola (non ne avevo letto troppo bene prima di andarlo a vedere al cinema).
Ma vabbè. Son contento per la Coppola pure se non meritava un premio del genere.

Un saluto.
Sarò sincero, Al. Dei premi non solo non me ne frega niente ma li ritengo una cosa per molti versi senza senso.
Non esistono film "meritevoli" o meno ma film che riescono a comunicarmi qualcosa ed altri che non ci riscono.
Parafrasando Battisti "tu chiamale se vuoi, emozioni"...
Proprio per questo non trovo nè utile nè congeniale a me stesso pesarli col bilancino e dire quale sia meglio dell'altro. Si può trattare di sensazioni così diverse una dall'altra da non renderle paragonabili.
E' la stessa logica per cui ho sempre rifiutato l'idea di dare voti a qualcosa per cui non è definita ne è definibile alcuna unità di misura.
In questo modo però scatenando l'inutile competizione il cinema diventa una corrida e i critici degli sciagurati "tifosi".
Da parte mia rispondo no grazie, ne faccio a meno più che volentieri.
Detto questo a me Somewhere è piaciuto abbastanza, ho trovato molto toccanti alcuni particolari che perlopiù il pubblico non è stato nemmeno in grado di cogliere.
Ma questa è una cosa che mi è successa spesso e in maniera anche più massiccia, come il caso dei film Tsai, "insopportabili" per quasi tutti.
E in questo caso tutta la relazione padre-figlia, forse anche grazie al mio particolare stato personale, l'ho trovata piena di garbo e "complicata" delicatezza.
Stilisticamente poi devo dissentire da te: al posto della prolissità, proprio al contrario si fa un uso molto scarno dei mezzi espressivi. La Coppola elimina ogni artificio retorico nella descrizione dei sentimenti e fa un uso limitato e mirato della valenza simbolica delle immagini.
Sul presuntuoso non dico nulla perchè è un giudizio che si aggancia alle intenzioni e quindi è qualcosa di natura prettamente psicologica.
Sui premi non voglio ricamarci, ma è solo uno dei riferimenti per parlare anche di ruffianeria in un film. Un premio, rispetto al film, è come un successo di pubblico, ed anche qualcosa di più. A noi potra anche non interessare, ma la Coppola ha il suo nome nell'albo d'oro del primo premio a Venezia. Tutto qua.
Sulle sensazioni personali non mi permetto mai di dire qualcosa, proprio perchè ognuno ha una certa sensibilità e situazioni (come mi hai detto tu) che possono variare e virare questa sensibilità.
Quello che invece non capisco e diciamo non concepisco è la semplicità con cui si espongono i buoni sentimenti, la voglia di attaccare una scena appresso all'altra senza una cognizione logica e minimamente narrativa, la presunzione (mi ripeto lo so) nel voler essere per forza d'autore (e si, parlo di intenzioni, perchè quella prima inquadratura inutilmente lunga e laconica dà veramente l'impressione di essere presuntuosa). Non utilizzare minimamente il linguaggio o peggio, far finta di riferirsi a qualche altro autore "minimalista", non riesce a risollevare la scarsità di un film che sembra non arrivare da nessuna parte e tantomeno chiudere da un'altra.
è esattamente quello che penso anche io. la tua frase "non è importante se sia o meno un grande film ma che sia proprio il tipo di cinema che vorremmo vedere" sembra scritta da me. Con una piccola aggiunta: "e dovremmo vedere". Invece siamo costretti a vedere filmacci d'azione senza capo né coda, drammi insipidi e commedie volgari che non fanno nemmeno ridere. Questo è un cinema intimo, vero, audace, che ci fa assaporare un cinema vicino a quello di una volta. Questo non significa che sia un capolavoro-ha infatti molti difetti-ma ha meritato il premio per attirare l'attenzione su un tipo di cinema che non c'è più. Infatti è proprio questo il senso del mio discorso, perso.
Si è proprio perso il senso della lentezza e delle piccole cose.
Grazie per essere passato, ricambierò al più presto la visita.
IL CINEAMATORE BASTA CHE FUNZIONI Caro Martin, ti confesso che ancora non ho visto questo lavoro di Woody Allen per per il solo fatto che non sarei in grado di reggere l'ennesima delusione dopo gli esperimenti londinesi e spagnoli; mi par comunque di capire che tornato alla base,il buon Woddy abbia ritrovato almeno un po' di smalto , o no?

Missile
Sono d'accordissimo, soprattutto sul fatto che la qualità della scrittura è ottima. E poi ci ho rivisto molto del "vecchio" Allen, rispetto alle ultime prove europee che comunque io ho gradito moltissimo (un pò meno Vicky Cristina Barcelona).

Ale55andra
@missile:
se ti fidi di uno che i film di Allen li ha visti tutti e più volte, posso dirti che questo non ti deluderà di certo.
Per quanto riguarda il "periodo europeo" penso che occorra distinguere tra un ottimo film (Match Point), uno carino ma fin troppo classicamente alleniano (Scoop), uno pretenzioso (Delitti e segreti) e uno riuscito a metà ma che mostra un Allen più sanguigno del solito (Vicky Cristina).

@Ale:
in effetti è la seconda volta di fila che ci troviamo d'accordo ;-)
quasi un miracolo...
Scherzi a parte, anche se ti sfotto spesso perchè sei troppo "buona", lo so bene che, gusti a parte, sai riconoscere l'eccellenza quando la incontri.
Dei film europei di Allen però mi è piaciuto meno Cassandra's Dream, è come se per una volta la montagna avesse partorito davvero il topolino, non so se mi spiego...
Come avevi previsto Martin, il film non mi ha deluso per nulla, anzi mi è piaciuto , si è tornata a respirare aria di New York City e il buon Woody ne esce rigenerato alla grande. Forse la filosofia che da il titolo al film è un po' troppo semplicistica, ma lo svolgimento della storia è coerente; l'alter ego Larry David raccoglie il testimone di Allen attore , coagulando tutte le sue nevrosi e il risultato è un fiorire di battute grandiose (su tutte "Dio è gay").
Grazie al cielo Woody sei tornato!

Missile
si hai ragione da vedere, il personaggio di boris è davvero ottimo.
ely
@missile:
mi fa piacere ti sia piaciuto, ma non avevo dubbi.
Ma non disprezzerei Match Point, non è da considerare un Allen minore, anzi!

@ely:
innanzitutto benvenuta! Boris è considerato un po' ovunque la nuova incarnazione del personaggio-Allen ma è così solo in parte.
Non è tanto una "nuova" versione di un prototipo quanto un diverso tassello del multiforme universo umano alleniano.
Che ne pensi?
SCHIZOPOLIS HELLZAPOPPIN' SI GIRA A MANHATTAN Tom Di Cillo sembra costruire i suoi film per la performance degli attori che da Pitt (johnny Suede) Buscemi si trovano perfettamente a proprio agio con le atmosfere stranulate ed il non sense di quelle storie...una specie di Jarmush a colori...e quasi sempre in "studio". ciao Bello il paragone con Jarmush, con cui tra l'altro DiCillo ha anche lavorato.
Ovviamente siamo su livelli diversi ma li possiamo tranquillamente mettere in uno stesso ideale contenitore di cinema con una propria vena surreale.
L'AMORE NON VA IN VACANZA Anch'io l'ho trovato assai gradevole! Della Meyers avevo già visto il buon Tutto può succedere, in questo tipo di commedia più o meno romantica se la cava proprio bene.
Chiaramente si tratta di un genere ormai troppo pieno di luoghi comuni e pieno di assurdità ma questo riesce comunque a limitare i danni, il che non è davvero un risultato da poco.
Presto mi vedrò anche il suo What women want, chissà che anche questo non sia male.
VIALE DEL TRAMONTO Concordo assolutamente. Ma che te lo dico a fare? ^^

Ale55andra
Eh si ;-)
Questo per me è proprio un esempio di film "perfetto": non riesco a trovare una singola cosa che si poteva fare meglio in modo diverso.
Questo tipo di perfezione diventa così per me sinonimo di capolavoro.
Anche se non è vero il contrario.
A CHE PREZZO HOLLYWOOD? Ovviamente non è un capolavoro come Viale del tramonto, però a me è piaciuto molto.

Ale55andra
Concordo anche su questo.
Mi è piaciuto soprattutto come i personaggi evolvono in maniera coerente e la capacità di trattare temi insoliti, per i canoni di allora ma in un certo modo anche per quelli di oggi.
Si, io poi l'ho trovato al tempo stesso anche molto "fresco" e piacevole.

Ale55andra
Non tutto scorre alla perfezione ma se consideriamo il contesto è un film decisamente avanti sui tempi. I TRE VOLTI DELLA PAURA Da vedere e rivedere!! Finalmente siamo d'accordissimo su un film!! Grandissimo Bava e mitico Karloff!!

Ale55andra
Diciamo che io che non mi entusiasmo (quasi) mai stavolta non posso che esaltarmi per uno dei migliori film di uno dei miei registi preferiti.
E in questo sono in ottima compagnia, si tratta di un cinema che ha ispirato alcune delle menti cinematogrfiche più feconde.
Certo che in quegli anni il cinema italiano sapeva essere davvero un punto di riferimento mondiale e questo mette un po' di tristezza...
RE LEAR ..personaggi che vagano interpretando sè stessi e non si sa bene chi altro.

Da evitare (a meno d'essre fan di Godard o di non si sa bene cosa).


mwhahahahhah con queste due frasi mi hai fatto schiantare XDDDDD
Almeno questo film è stato utile a qualcosa!!! :-D IL RITORNO DI CAGLIOSTRO Prima parte del film assolutamente formidabile.Burruano straordinario.
Allucinanti le scene in cui nell'anticamera del vescovo i prelati ballano tra di loro.
Si hai ragione, il meglio è nella prima parte. Il tentativo di costruire un racconto con una forma narrativa coerente senza rinunciare al proprio stile provocatorio fatica a trovare una conclusione del tutto soddisfacente.
Ma nel complesso rimane un film originale e privo di compromessi, come in Italia se ne trova poco oggi.
ARIZONA DREAM Non potevi esprimere meglio quello che provai quando lo vidi (o almeno queste sono le sensazioni che ancora ricordo). Ti ringrazio Luciano, questo per me è il complimento più bello. PERSONA Davanti a questo film non riesco a trovare le parole per descrivere le mie emozioni. Eppure questo rimane un film "problematico".
Innovativo e provocatorio come un Von Trier potrebbe solo sognare d'essere e allo stesso tempo ricco di sfumature e sospeso in mezzo a mille interpretazioni.
Anche a capirci poco rimane un'esperienza affascinante, Cinema fuori da ogni categoria.
bellissimo, Bergman è sempre un grande artista (regista sarebbe troppo poco). Anche se devo ammettere mi ci è voluto un po' di tempo per riuscire a capirlo.. ma suppongo sia uno degli scopi del film la rilfessione :) Dici bene davvero Smilla*.
Io aggiungo che ancora di più l'importanza di opere come queste è che ogni volta ci si tira fuori qualcosa di diverso.
Cinema ambizioso e giustamente tale.
F COME FALSO IL LADRO DI ORCHIDEE D'accordissimo. Una sceneggiatura geniale. E poi raramente capita di vedere un Nicholas Cage così in parte. La Streep è sempre mitica, e tutti i comprimari non sono da meno. Gran bel film, da vedere sì! Hai proprio ragione Ale.
Aggiungo che su questo film potrei dilungarmi davvero parecchio talmente è ricco di dettagli che interagiscono coi vari piani del racconto.
Ogni tanto ci ripenso e mi vengono in mente nuovi particolari a cui durante la visione non avevo prestato molta attenzione ma che mostrano ora la loro importanza.
Dovrò rivederlo presto, anche perchè oltre all'aspetto più legato alla scrittura cinematografica è anche pieno di rilfessioni importanti, oltre che di battute fenomenali.
Sono d'accordo. E' un film che ho visto solo due volte eppure dovrei rivederlo per altre dieci, perché c'è sempre qualcosa che mi sfugge, qualcosa che non ho assorbito per via dei tanti aspetti tematici e/o grammaticali. Questa è un'altra delle tue recensioni che aspetto.
Però ti ci vorrebbe forse troppo tempo, è così?
ED WOOD ed wood è senza dubbio un biopic più che corretto, ma non è un film di tim burton. d'altra parte le biografie cinematografioche si prestano poco alle divagazioni oniriche (ma anche sul punto esistono eccezioni).
martin landau ha vinto uno degli oscar meglio attribuiti nella storia dell'academy.
Un film stra-ordinario basato su una "storia" ancor più straordinaria. @Mario:
mi pare che invece i tratti burtoniani ci siano, l'amore per certo cinema, la vena folle e a tratti surreale ed anche una certa ironia. Chiaramente non essendo un film "fantastico" sono tratti non estremizzati ma ne fanno comunque un film molto personale.

@Luciano:
da te mi aspetto che tu abbia visto anche tutti i film di Ed Wood e ne abbia apprezzato la meticolosa ricostruzione che ne fa Burton.
Io invece mi appresto a vedere "White Zombie" con Lugosi, che, strano ma vero, non ho mai visto ma prima "accontento" la mia compagna con "Un'ottima annata" ;-)
E' il mio preferito di Burton!!
Ale55andra
Addirittura Ale?
Io non saprei dire ma di sicuro per me rimane qualcosa di speciale, per motivi che vanno anche oltre il film stesso.
E dei film di EW che mi dici?
Hem non sono ancora molto ferrata sull'argomento ^^
Ale55andra
che film strepitoso!!!!!!!!!! CRIMINI INVISIBILI Un altro ennesimo ottimo film di Wenders. Ennesimo caso di abilità nel costruire in maniera mirabile un film "diverso", non solo rispetto alla propria filmografia ma in generale nei confronti del cinema contemporaneo e non solo. a questo punto, a parte i video fatti col suo cellulare, di wim wenders hai visto tutto!!!
...o hai visto pure quelli????
Bella questa Mario, mi hai fatto ridere davvero...
Devo ammettere però che ce ne sono due che non ho ancora visto, Alice nelle città (i primi 10 minuti mi sono sembrati davvero promettenti) e Hammett, ma prometto di recuperare entro la fine della settimana!
se Alice nelle città è per me il suo film migliore, questo invece è quello che mi ha convinto di meno. Per il primo Nicolai ti farò sapere a breve, per il secondo vorrei sapere perchè non ti ha convinto, anche se mi rendo conto che non è il "solito" Wenders, stilisticamente forse, perchè i contenuti (l'ossessione per le immagini, l'amore/odio nei confronti dell'america, la contaminazione tra culture diverse) sono tipici del regista tedesco. Ma allora hai visto Paris, Texas! Mi è sfuggita la tua recensione sul film? Visto l'ho visto Luciano ma non scriverò una sola parola se non dopo una nuova visione!
A presto dunque...
questo mi manca. non mi ispirava un film che ha solo la vocale i nel titolo. ma rimedierò. e mancano anche alice nelle città e hammett. solo che del primo ho trovato una versione pessima, del secondo nulla. Se ti serve qualcosa io ho le versioni dvd preparate da me medesimo che sono di qualità perlomeno decente. you're very kind.
magari ci si può mettere d'accordo per uno scambio.
Ci sono molti motivi per cui un film può non piacere...può essere per i suoi contenuti o per il modo in cui questi vengono trattati, per le qualità del regista o per quelle degli attori... o ancora per moltissimi altri fattori, più o meno differenti per ogni diverso spettatore. Ecco, un film può non piacere per come è fatto o per quello che vuole comunicare. E Un film può deludere, annoiare o anche fare incazzare.
A me crimini invisibili ha annoiato...forse non tanto come the million dollar hotel, vero megapacco di Wenders, ma ha annoiato. Non saprei dirti altro.
buon 25 aprile a tutti
Hai detto molto credimi Nicolai.
Ci sono momenti in cui la sensibilità personale ci porta a entrare o no in sintonia con un film e quando ciò non accade quasi inevitabilmente scatta la noia.
Tra l'altro non ci crederai ma Million Dollar Hotel con la sua vena folle, quasi alla Lynch, mi è tutt'altro che dispiaciuto.
LISBON STORY Continuo a confermare il mio consenso. Lisbon story è sicuramente tra i suoi migliori film. Un cinema davvero unico, atmosfere e personaggi che rimangono impressi.
Sono anni ormai che voglio andarci a Lisbona, da quando ho visto il film.
Concordo. Uno dei suoi migliori film.
Belle anche le musiche dei Madredeus.
Impossibile dimenticarle, all'interno del film hanno un ruolo importantissimo.
E poi è tutto il rapporto immagini-suono che trovo affascinante.
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    (a colpo sicuro)
    sabato 2 ottobre 2010
    GOODBYE, DRAGON INN
    GOODBYE, DRAGON INN
    (Bu san)
    Regia: Ming-liang Tsai
    Produzione: Taiwan
    Anno: 2003

    Genere: Crepuscolo esistenziale

    Per una volta il vero personaggio principale non è in carne ed ossa e non sono le vicissitudini umane ad essere esattamente al centro dell'attenzione, ma stavolta è il Cinema stesso, come luogo fisico e sotto forma di un vecchio e mitico film degli anni '60, entrambi luoghi della nostalgia, e solo nel sottofondo galleggiano i turbamenti dei pochi ancora rimasti tra spettatori e personale, cosa che può rendere più difficile il coinvolgimento nelle lente spire di un racconto che rimane comunque tanto affascinante quanto claustrobico.

    Merita una visione (soprattutto se si ama il cinema di Tsai).

    Etichette: Kang-sheng Lee, Metacinema, Shiang-chyi Chen, Taiwan

     
    posted by Martin at 04:34 | Permalink | 6 comments
    venerdì 17 settembre 2010
    SOMEWHERE
    SOMEWHERE
    (Somewhere)
    Regia: Sofia Coppola
    Produzione: USA
    Anno: 2010

    Genere: Equilibri esistenziali

    La monotonia e la mediocrità di certe esistenze privilegiate sono gabbie di cui si fatica anche a riconoscere le sbarre, ma rimane sempre viva la possibilità che un contatto umano profondo possa materializzarsi nell'inaspettato incrocio di un padre con la figlia e scardinarne così le incrostate serrature, quasi un miracolo, raccontato in punta di piedi, senza troppo rumore ma con un garbo e una sensibilità che non potrà fare a meno di toccare chi, oltre alla mente, si ricorda di avere anche un cuore.

    Merita una visione (e non è importante se sia o meno un grande film ma che sia proprio il tipo di cinema che vorremmo vedere).

    Note finali.
    Qualche precisazione per mettere le cose bene in chiaro e per dissolvere in partenza qualsiasi malinteso: questo film non è adatto per chi cerca complessità tarkovskiane, simbolismi pasoliniani o fascinazioni mistiche orientali.
    Allo stesso modo se ne sconsiglia la visione a chi cerca "verità gridate", che i tempi (televisivi) hanno fatto diventare l’unico modo per essere sicuri di essere ascoltati e di cui gli stessi intellettuali (o presunti tali) si sono fatti gli inconsapevoli portabandiera.
    Sussurrare, esplorare senza frenesia corpi e sguardi porta inevitabilmente a non essere capiti dai più, o a non essere ascoltati con la dovuta attenzione, o addirittura ad essere accusati di sciatteria.
    Al contrario sono caldamente invitati coloro che ritengono che il cinema possa tornare ad assomigliare alla vita, coi suoi tempi lenti e le sue bellissime ovvietà, perché, per quanto banale possa essere l’amore di un padre per un figlio, sarà sempre qualcosa potenzialmente capace di muovere le nostre corde più sensibili. E sono proprio certi particolari, un increspatura del labbro che accenna a un sorriso, a rendere così delicata la sensibilità (sofia)coppoliana, unita al coraggio di mostrarci le cose come sono, senza inutili abbellimenti e senza forzate sovrastrutture.
    E’ tutto lì davanti ai nostri occhi, bisogna solo volere o imparare a vedere di nuovo.
    Per tutti gli altri c’è sempre Sylvester Stallone (non che ci sia nulla di male, ça va sans dire)
    .

    Etichette: Benicio Del Toro, Elle Fanning, Los Angeles, Metacinema, Milano, Stephen Dorff

     
    posted by Martin at 11:22 | Permalink | 9 comments
    giovedì 1 luglio 2010
    IL CINEAMATORE
    IL CINEAMATORE
    (Amator)
    Regia: Krzysztof Kieslowski
    Produzione: Polonia
    Anno: 1979


    Genere: Esplorazione esistenziale

    Ossessioni artistiche e aspre dinamiche familiari si sposano con precisa efficacia e perfetto senso del reale, rendendo alla perfezione il contrasto tra l’aspirazione a una libertà a lungo negata e le catene degli obblighi sociali, ergendosi a metafora di più complesse e articolate situazioni ma mantenendo intatta la meravigliosa poeticità del quotidiano, dosata con la sapienza di chi la sa già lunga.

    Merita una visione (soprattutto se si sono amati i fasti delle opere successive)
    .

    Etichette: Jerzy Stuhr, Krzysztof Zanussi, Metacinema, Polonia

     
    posted by Martin at 09:48 | Permalink | 0 comments
    domenica 11 aprile 2010
    BASTA CHE FUNZIONI
    BASTA CHE FUNZIONI
    (Whatever Works)
    Regia: Woody Allen
    Produzione: USA / Francia
    Anno: 2009

    Genere: Equilibrismi esistenziali

    Messi di fronte all’evidenza si potrebbe arrivare ad ammettere che in effetti alcuni passaggi narrativi siano un po’ forzati e che anche la struttura logica della narrazione in più di un caso sia un po’ traballante, eppure la qualità della scrittura è ottima, a tratti sublime, in questo racconto di metamorfosi esistenziali, in cui ogni personaggio è alla ricerca di qualcosa ma ne è consapevole solo quando finalmente la trova, che sia l’amore, la libertà o semplicemente un po’ di pace interiore, non importa come o perché, l’importante è, appunto, che funzioni.

    Da vedere (già ti rimpiangiamo caro Woody)
    .

    Etichette: Evan Rachel Wood, Larry David, Metacinema, New York

     
    posted by Martin at 23:23 | Permalink | 6 comments
    martedì 16 marzo 2010
    SCHIZOPOLIS
    SCHIZOPOLIS
    (Schizopolis)
    Regia: Steven Soderbergh
    Produzione: USA
    Anno: 1996

    Genere: Follia cinematografica

    Utilizzare linguaggi e tecniche cinematografiche non convenzionali non implica necessariamente un'assenza di contenuti ma, come in questo caso, è proprio l'assurdità di questi personaggi e di questo mondo piccolo borghese, ipocrita e meschino, a dare la giusta incisività a un tentativo di rompere con la struttura filmica tradizionale, per dare sfogo a ogni tentazione demenziale e gratuitamente autoreferenziale, a volte con risultati molto buoni, a volte un po' meno.

    Per i fan di Soderbergh (e per chi non ha paura di sperimentare)
    .

    Etichette: Metacinema

     
    posted by Martin at 10:20 | Permalink | 0 comments
    mercoledì 10 marzo 2010
    HELLZAPOPPIN'
    HELLZAPOPPIN' - IL CABARET DELL'INFERNO
    (Hellzapoppin)
    Regia: H.C. Potter
    Produzione: USA
    Anno: 1941

    Genere: Follia Musicale

    Si potrebbe anche ridurre tutto allo sconvolgimento di tutte le “regole” cinematografiche, in questo divertente e pazzerello turbinio di immagini tenute insieme da una normalissima trama amorosa, con relativi dubbi e incertezze e assurdi e bislacchi tentativi di riunire la coppia di amanti predestinati, eppure anche i numeri musicali sono di buon livello e arricchiscono un racconto già di per sé originale e dissacratorio.

    Da vedere
    .

    Etichette: Chic Johnson, Martha Raye, Metacinema, Musical, Ole Olsen

     
    posted by Martin at 09:20 | Permalink | 0 comments
    lunedì 15 febbraio 2010
    SI GIRA A MANHATTAN
    SI GIRA A MANHATTAN
    (Living in Oblivion)
    Regia: Tom DiCillo
    Produzione: USA
    Anno: 1995

    Genere: Luci della ribalta

    La materia di cui è fatto il cinema in fondo è quella dei sogni, e quindi pare particolarmente azzeccata l’idea di cominciare mettendo in scena una serie di sogni sulle disavventure di un set cinematografico, concludendo poi tutto con l'unica scena che non sia onirica, ovvero quella della ripresa della “scena del sogno” della stessa troupe dei sogni precedenti, in modo da confondere magnificamente “realtà” e “finzione”.

    Merita una visione
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    Etichette: Metacinema, Steve Buscemi

     
    posted by Martin at 23:31 | Permalink | 2 comments
    lunedì 8 febbraio 2010
    L'AMORE NON VA IN VACANZA
    L'AMORE NON VA IN VACANZA
    (The Holiday)
    Regia: Nancy Meyers
    Produzione: USA
    Anno: 2006

    Genere: Incroci amorosi

    Che sia lei a tirare fuori il meglio dagli attori, o che siano loro a dare il massimo nonostante la sua direzione, poco importa, perchè grazie alla verve e al ritmo impresso da questo brillante racconto tutto sembra funzionare a meraviglia, quando un'americana e un'inglese scambiano case per una vacanza che faccia loro dimenticare le rispettive delusioni amorose, solo per finire nelle spire di altri (bellissimi) amori, anche cinematografici (e questo non guasta per soddisfare anche il cinefilo che di solito non frequenta certe favole romantiche).

    Si può anche vedere
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    Etichette: Cameron Diaz, Inghilterra, Jack Black, Jude Law, Kate Winslet, Los Angeles, Metacinema

     
    posted by Martin at 22:26 | Permalink | 2 comments
    domenica 31 gennaio 2010
    VIALE DEL TRAMONTO
    VIALE DEL TRAMONTO
    (Sunset Blvd.)
    Regia: Billy Wilder
    Produzione: USA
    Anno: 1950

    Genere: Luci della ribalta

    Sia che si decida di fare un film sul mondo “scintillante” di Hollywood e sulla fine della gloriosa epoca del muto, sia che si voglia fare un film sulla nostalgia e la passione che travolgono gli uomini, e la follia in cui si possono trasformare, è difficile fare meglio di questo racconto stilisticamente perfetto, recitato da tre attori in stato di grazia (tra cui due veri "colossi" che in pratica interpretano sé stessi) e assolutamente coinvolgente e appassionante, fino alle ultime struggenti battute.

    Da vedere assolutamente (ma che ve lo dico a fare...?)
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    Etichette: Buster Keaton, Cecil B. DeMille, Erich von Stroheim, Gloria Swanson, Los Angeles, Metacinema, William Holden

     
    posted by Martin at 23:05 | Permalink | 2 comments
    sabato 30 gennaio 2010
    A CHE PREZZO HOLLYWOOD?
    A CHE PREZZO HOLLYWOOD?
    (What Price Hollywood?)
    Regia: George Cukor
    Produzione: USA
    Anno: 1932

    Genere: Luci della ribalta

    I meccanismi narrativi non sono perfettamente oliati e il racconto va avanti un po' per strappi, con qualche elemento poco plausibile di troppo, ma nonostante questo ha la trascinante forza di passare dalla leggerezza iniziale alla drammaticità finale accompagnando i diversi destini dei due protagonisti, uno diretto dalla fama all'alcolismo, l'altra dal nulla alla celebrità, per mostrare così contraddizioni e ipocrisie di un mondo,cinematografico ma non solo.

    Merita una visione
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    Etichette: Constance Bennett, Metacinema

     
    posted by Martin at 23:42 | Permalink | 4 comments
    domenica 27 dicembre 2009
    I TRE VOLTI DELLA PAURA
    I TRE VOLTI DELLA PAURA
    (I tre volti della paura)
    Regia: Mario Bava
    Produzione: Italia/Francia
    Anno: 1963

    Genere: Gotico italiano

    Un precursore dello slasher e del thriller all’italiana, un’inconsueta storia di vampiri e un macabro racconto soprannaturale compongono un mix orrorifico eterogeneo e originale, e lo fa in maniera davvero memorabile, con affascinanti giochi di luce e colori e con una cura attentissima di ogni dettaglio, per restituirci non solo una magnifica prova d’autore, autentica summa del genere e fonte di ispirazione per generazioni di cineasti, ma anche una pellicola moderna e piena di spunti davvero in anticipo sui tempi.

    Da vedere
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    Etichette: Boris Karloff, Horror, Mark Damon, Metacinema, Michèle Mercier

     
    posted by Martin at 23:27 | Permalink | 2 comments
    mercoledì 9 dicembre 2009
    RE LEAR
    RE LEAR
    (King Lear)
    Regia: Jean-Luc Godard
    Produzione: USA
    Anno: 1987

    Genere: Sperimentalismo metacinematografico


    Un po' di "making of" e un po' di scrittura nella scrittura, un po' di riflessioni (pseudo?) filosofiche su immagini e realtà ed anche un po' di Shakespeare, ci si trova un po' di tutto insomma, ma è un tutto fumoso di cui si fatica a capire il senso, tra pellicola che viene srotolata nei boschi e personaggi che vagano interpretando sè stessi e non si sa bene chi altro.

    Da evitare (a meno d'essere fan di Godard o di non si sa bene cosa)
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    Etichette: Metacinema, William Shakespeare, Woody Allen

     
    posted by Martin at 20:04 | Permalink | 2 comments
    martedì 1 dicembre 2009
    IL RITORNO DI CAGLIOSTRO
    IL RITORNO DI CAGLIOSTRO
    (Il ritorno di Cagliostro)
    Regia: Daniele Ciprì/Franco Maresco
    Produzione: Italia
    Anno: 2003

    Genere: Esistenze oltre il limite

    La poetica è la stessa, stesso scenario post-apocalittico in cui si aggira un’umanità sub-umana, ma stavolta è tutto al servizio del tentativo di ricreare uno spaccato d’epoche passate, in cui pionierismo cinematografico si mischia ai soliti meschini intrighi di potere, con l’effetto di mostrarci l’irrealtà cinematografica calata in una ben più distorta e insensata realtà siciliana di cui la malavita è solo il purulento corollario.

    Da vedere (e da amare o odiare senza vie di mezzo)
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    Etichette: Metacinema, Mockumentary, Robert Englund, Sicilia

     
    posted by Martin at 21:34 | Permalink | 2 comments
    lunedì 19 ottobre 2009
    ARIZONA DREAM
    ARIZONA DREAM
    (Arizona Dream)
    Regia: Emir Kusturica
    Produzione: USA/Francia
    Anno: 1993

    Genere: Follia sognante

    Dietro la divertita bizzarria incombe sempre un senso di tragedia che sembra non debba scoppiare mai, ma che invece ogni tanto fa capolino, perché la ricerca della propria strada ha in sé il germoglio di ogni pericolo e perché ognuno, mamma e figlia tra amore e odio, l’aspirante attore, l’eterno bambino e soprattutto il Grande Sognatore, ognuno è accomunato da un proprio inconfessabile desiderio di significato.

    Da vedere
    .

    Etichette: Alaska, Arizona, Faye Dunaway, Hitchcock, Jerry Lewis, Johnny Depp, Metacinema, New York, Padrino, Toro Scatenato

     
    posted by Martin at 21:26 | Permalink | 2 comments
    mercoledì 1 luglio 2009
    PERSONA
    PERSONA
    (Persona)
    Regia: Ingmar Bergman
    Produzione: Svezia
    Anno: 1966

    Genere: Esistenze in bilico

    Cinema assoluto e cinema che all’assoluto punta senza ipocrite reticenze, supportato dalla deflagrante forza della parola e allo stesso tempo non rinunciando alla potenza delle immagini, in cui la luce è a un tempo scalpello che crea le forme e bisturi che scava volti e corpi scoperchiando anime e pensieri, quelli di due donne, antitetiche in tutto ma accomunate dalla stessa difficoltà nel fare i conti con sé stesse, e quali siano le conseguenze del loro incontro/scontro rimane tangibile e allo stesso tempo sospeso e misterioso.

    Da vedere
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    Etichette: Metacinema, Svezia

     
    posted by Martin at 10:19 | Permalink | 4 comments
    giovedì 30 aprile 2009
    F COME FALSO
    F COME FALSO - VERITA' E MENZOGNE
    (Vérités et mensonges)
    Regia: Orson Welles
    Produzione: Francia/Iran/Germania
    Anno: 1974

    Genere: Veri inganni e finte verità

    Grandi truffe, imbrogli e burle diventano la materia di cui si nutre l’arte, sia che si tratti di un celebre falsario e del suo biografo, falsificatore a sua volta, sia che si tratti del cinema del maestro Orson che ci svela, tramite sé stesso e gli altri due, la natura ingannatoria di ogni cosa, che svanisce e ricompare come una moneta nella mano di un prestigiatore.

    Merita una visione (soprattutto se si cercano quelle particolari riflessioni che solo Welles sapeva regalarci)
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    Etichette: Documentario, Ibiza, Metacinema

     
    posted by Martin at 20:01 | Permalink | 0 comments
    lunedì 6 aprile 2009
    IL LADRO DI ORCHIDEE
    IL LADRO DI ORCHIDEE - ADAPTATION
    (Adaptation)
    Regia: Spike Jonze
    Produzione: USA
    Anno: 2002

    Genere: Esperimento cine-letterario

    Lo sceneggiatore scrive di sè stesso che scrive una sceneggiatura su una scrittrice che scrive un libro su un eccentrico appassionato ladro di orchidee e in mezzo stanno tutte le rispettive vicissitudini umane, dolorose e altalenanti tra piani temporali diversi, fino a quando tutti e tre i racconti confluiscono in unico finale, capace di riassumerne tutta la rocambolesca ironia e di sublimare, anche visivamente, quel che rimane di poetico nelle ceneri delle esistenze.

    Da vedere (per chi ha voglia di nutrirsi di genialità)
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    Etichette: Charlie Kaufman, Meryl Streep, Metacinema, Nicolas Cage

     
    posted by Martin at 00:28 | Permalink | 4 comments
    domenica 27 aprile 2008
    ED WOOD
    ED WOOD
    (Ed Wood)
    Regia: Tim Burton
    Produzione: USA
    Anno: 1994

    Genere: Vite nel cinema

    La smisurata ed entusiastica passione cinematografica del protagonista prende vita grazie alla passione dell’autore di questo film che riesce a mischiare in maniera così calibrata tutte le varie follie ed eccentricità, anche quelle dei personaggi di contorno, riuniti in una “corte dei miracoli” in cui l’amicizia è ancora un legame vero, commoventemente forte.

    Da vedere (e se si conoscono i film di EW sarà un’esperienza davvero impagabile)
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    Etichette: Bela Lugosi, Biografia, Johnny Depp, Los Angeles, Metacinema, Nostalgia

     
    posted by Martin at 00:31 | Permalink | 7 comments
    martedì 22 aprile 2008
    CRIMINI INVISIBILI
    CRIMINI INVISIBILI
    (The End of Violence)
    Regia: Wim Wenders
    Produzione: USA/Germania/Francia
    Anno: 1997

    Genere: Misteri e grandi fratelli

    Insolite “prospettive” sull’America come può farlo chi ha il giusto distacco, dall’esterno in ogni direzione, prospettive insolite sulle paure di una nazione in tempi non sospetti, sulle sue fissazioni e sui suoi miti, mostrato attraverso una violenza che si torce su sè stessa in continua ricerca di un equilibrio fra ordine “pubblico” e pregiudizi “privati”, una violenza che malgrado tutto non finisce mai.

    Da vedere
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    Etichette: Bill Pullman, Gabriel Byrne, Los Angeles, Metacinema, Sorveglianza, Stati Uniti

     
    posted by Martin at 09:28 | Permalink | 13 comments
    giovedì 17 aprile 2008
    LISBON STORY
    LISBON STORY
    (Lisbon Story)
    Regia: Wim Wenders
    Produzione: Germania/Portogallo
    Anno: 1994

    Genere: Suoni ed anime in viaggio

    Astrattamente concreto questo viaggio che finisce quasi subito con l’arrivo alla meta prestabilita e poi si trasforma in una ricerca dell’essenza del linguaggio, dei sentimenti, dei paesaggi, ovvero del cinema stesso, astratto perché vive di piccole sensazioni, di musica, concreto perché capace di trasportarci in reami in cui la poesia si fa carne e suono.

    Da vedere
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    Etichette: Lisbona, Madredeus, Metacinema, Rüdiger Vogler

     
    posted by Martin at 23:00 | Permalink | 4 comments


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