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  • ...perché di cinema si “parla” troppo e le troppe chiacchiere finiscono spesso per toglierci la sorpresa e il gusto della visione...


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Nome: Martin
Da: Milano
Pensiero: Sono ancora convinto che il cinema non sia una cosa "seria"...
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LA MIA ADORABILE NEMICA SOMEWHERE Nonostante la tua precisazione, ritengo questa recensione quasi offensiva. Dunque io, che il film l'ho trovato davvero banale (e non perché non l'abbia capito, bada bene), oltre alla mente non avrei un cuore? E dovrei limitarmi a Sylvester Stallone?

E poi, non è certo questo il cinema che "assomiglia alla vita". È un cinema che dice cose ovvie, ossia che anche le star di hollywood possono soffrire di solitudine, e soprattutto impiega 90 minuti a ripeterlo quando lo aveva già detto nei cinque minuti introduttivi. La vita è ben più profonda, complessa e ambigua. E soprattutto più interessante.
Il fatto che continui a ritenerlo un film sulla solitudine delle star conferma proprio che non hai colto tutte le sfumature e la complessità del vero nucleo portante del film, ovvero il rapporto tra padre e figlia.
Che proprio questo sia toccante e per niente banale non solo per me, lo confermano le stesse motivazioni di Tarantino e della giuria a cui il film ha "incantato fin dalla prima scena, e' cresciuto dentro di noi, nelle nostre analisi, nelle nostre menti, nelle nostre fantasie, e' stata una passione, stavamo magari parlando di un altro film e tornavamo a parlare di questo film" e poi "anche dal punto di vista emotivo siamo rimasti tutti incantati".
Reparto offese: non ho mai detto che chi non apprezza il film non ha cuore, non ho l'arroganza di giudicare i miei interlocutori.
Ho detto invece che per apprezzare questo film bisogna ricordarsi di averlo un cuore ovvero che il film va giudicato non solo dal punto di "intelettuale", non solo in maniera "razionale".
Quella su Sly era un commento ironico, in un certo senso anche superfluo. Se l'ironia non è chiara posso anche pensare di eliminare il riferimento.
Sono contento per te se la tua vita è così profonda, complessa e ambigua come affermi.
La mia invece è piena di bellissimi banali momenti come l'abbraccio di mio figlio quando esco di casa.
Ecco, di queste banalità il film della Coppola è pieno ma tu non le hai nemmeno viste che sostieni che si continuano a ripetere le stesse cose.
Be', comunque sia, mi sembra già interessante il fatto che questo film sia stato accolto da accese discussioni sin dal momento della premiazione e per me questo è già un motivo per vederlo, perché mi interessa capire cosa proverò durante la visione. Spero di riuscirci il prima possibile. In effetti dici proprio bene, Luciano. Non puoi non vederlo, qualunque possa essere la tua reazione.
Posso però dirti che gran parte di chi "difende" questo film lo fa spinto dall'esagerato accanimento da parte dei suoi detrattori.
In questo modo anche chi ne è rimasto convinto solo in parte ha finito difenderlo anche oltre i suoi effettivi meriti.
In ogni caso il mio giudizio è più che positivo.
E' un film da vedere, visto il riconoscimento che gli è stato attribuito. Ma non vale nemmeno la metà di un bel film. Presuntuoso e "d'autore", prolisso e sconnesso. E' un film voluto (ma non dalla Coppola), diverso dai suoi precedenti (che pur richiamando rapporti simili a quelli di questo "Somewhere", restano diversi nel contesto e nel finale) e sicuramente molto meno studiato di quel che si vuole affermare. Non mi aspettavo complessità Tarkovskiane, ma la Coppola sembra voler essere l'Andrè Bazin della situazione, pur non sapendo nemmeno di che parla Bazin.
Alla prima visione di "The wrestler" mi ero domandato se davvero meritava il Leone D'oro un film come quello. Dopo "Somewhere" ho avuto la conferma, sia sul film di Aronofsky che su questo della Coppola (non ne avevo letto troppo bene prima di andarlo a vedere al cinema).
Ma vabbè. Son contento per la Coppola pure se non meritava un premio del genere.

Un saluto.
Sarò sincero, Al. Dei premi non solo non me ne frega niente ma li ritengo una cosa per molti versi senza senso.
Non esistono film "meritevoli" o meno ma film che riescono a comunicarmi qualcosa ed altri che non ci riscono.
Parafrasando Battisti "tu chiamale se vuoi, emozioni"...
Proprio per questo non trovo nè utile nè congeniale a me stesso pesarli col bilancino e dire quale sia meglio dell'altro. Si può trattare di sensazioni così diverse una dall'altra da non renderle paragonabili.
E' la stessa logica per cui ho sempre rifiutato l'idea di dare voti a qualcosa per cui non è definita ne è definibile alcuna unità di misura.
In questo modo però scatenando l'inutile competizione il cinema diventa una corrida e i critici degli sciagurati "tifosi".
Da parte mia rispondo no grazie, ne faccio a meno più che volentieri.
Detto questo a me Somewhere è piaciuto abbastanza, ho trovato molto toccanti alcuni particolari che perlopiù il pubblico non è stato nemmeno in grado di cogliere.
Ma questa è una cosa che mi è successa spesso e in maniera anche più massiccia, come il caso dei film Tsai, "insopportabili" per quasi tutti.
E in questo caso tutta la relazione padre-figlia, forse anche grazie al mio particolare stato personale, l'ho trovata piena di garbo e "complicata" delicatezza.
Stilisticamente poi devo dissentire da te: al posto della prolissità, proprio al contrario si fa un uso molto scarno dei mezzi espressivi. La Coppola elimina ogni artificio retorico nella descrizione dei sentimenti e fa un uso limitato e mirato della valenza simbolica delle immagini.
Sul presuntuoso non dico nulla perchè è un giudizio che si aggancia alle intenzioni e quindi è qualcosa di natura prettamente psicologica.
Sui premi non voglio ricamarci, ma è solo uno dei riferimenti per parlare anche di ruffianeria in un film. Un premio, rispetto al film, è come un successo di pubblico, ed anche qualcosa di più. A noi potra anche non interessare, ma la Coppola ha il suo nome nell'albo d'oro del primo premio a Venezia. Tutto qua.
Sulle sensazioni personali non mi permetto mai di dire qualcosa, proprio perchè ognuno ha una certa sensibilità e situazioni (come mi hai detto tu) che possono variare e virare questa sensibilità.
Quello che invece non capisco e diciamo non concepisco è la semplicità con cui si espongono i buoni sentimenti, la voglia di attaccare una scena appresso all'altra senza una cognizione logica e minimamente narrativa, la presunzione (mi ripeto lo so) nel voler essere per forza d'autore (e si, parlo di intenzioni, perchè quella prima inquadratura inutilmente lunga e laconica dà veramente l'impressione di essere presuntuosa). Non utilizzare minimamente il linguaggio o peggio, far finta di riferirsi a qualche altro autore "minimalista", non riesce a risollevare la scarsità di un film che sembra non arrivare da nessuna parte e tantomeno chiudere da un'altra.
è esattamente quello che penso anche io. la tua frase "non è importante se sia o meno un grande film ma che sia proprio il tipo di cinema che vorremmo vedere" sembra scritta da me. Con una piccola aggiunta: "e dovremmo vedere". Invece siamo costretti a vedere filmacci d'azione senza capo né coda, drammi insipidi e commedie volgari che non fanno nemmeno ridere. Questo è un cinema intimo, vero, audace, che ci fa assaporare un cinema vicino a quello di una volta. Questo non significa che sia un capolavoro-ha infatti molti difetti-ma ha meritato il premio per attirare l'attenzione su un tipo di cinema che non c'è più. Infatti è proprio questo il senso del mio discorso, perso.
Si è proprio perso il senso della lentezza e delle piccole cose.
Grazie per essere passato, ricambierò al più presto la visita.
DISTRETTO 13 Grande film!! Non ti fa staccare gli occhi dallo schermo neanche per un secondo!!

Ale55andra
Come si fa a non essere d'accordo su un film così?
E' pensando a film così che oggi gli action movie mi sembrano quasi tutti fuffa!
L'AMORE NON VA IN VACANZA Anch'io l'ho trovato assai gradevole! Della Meyers avevo già visto il buon Tutto può succedere, in questo tipo di commedia più o meno romantica se la cava proprio bene.
Chiaramente si tratta di un genere ormai troppo pieno di luoghi comuni e pieno di assurdità ma questo riesce comunque a limitare i danni, il che non è davvero un risultato da poco.
Presto mi vedrò anche il suo What women want, chissà che anche questo non sia male.
VIALE DEL TRAMONTO Concordo assolutamente. Ma che te lo dico a fare? ^^

Ale55andra
Eh si ;-)
Questo per me è proprio un esempio di film "perfetto": non riesco a trovare una singola cosa che si poteva fare meglio in modo diverso.
Questo tipo di perfezione diventa così per me sinonimo di capolavoro.
Anche se non è vero il contrario.
IL BACIO CHE ASPETTAVO non conosco. però meg ryan. il dipingere il mondo femminile. non so se ce la faccio. Ed io non conosco nessuno a cui sia piaciuto, a parte me.
Ne vedo i limiti ma ne ho apprezzato alcune sottigliezze descrittive e il non sforzarsi troppo nel dare risposte a questioni su cui in fondo è meglio suggerire che elargire certezze.
Non se sia sufficiente per te...
AMERICA OGGI Altman traspone alcuni racconti di Raymond Carver, il padre el minimalismo americano ed all'epoca uno dei miei scrittori preferiti. "Magnolia" ed il suo regista devono moltissimo a questo film.
Il pezzo in cui Julian Moore (non a caso attrice feticcio di P.T.Anderson)gira per casa lasciando scoperto il pube è un capolavoro di disinvlta provocazione.
Aggiungo che l'abilità di Altman sta anche nel riuscire a far scorrere le storie in maniera assolutamente fluida una nell'altra.
Uno dei miei film preferiti di sempre!
Altmann riuscì ad essere anarchico anche all'interno di un fenomeno di rottura come la New hollywood. Da sempre abituato a decostruire i generi era un maestro nella costruzione dell'intreccio...vedendo il suo ultimo film (A praire home companion)mi viene da dire che la sua vena era lung dall'essere esaurita Hai proprio ragione Nick, davvero una grande perdita la sua... america oggi, il lungo addio e i compari sono fra le cose più belle del cinema. Mi fa molto piacere trovare nella lista I Compari, una perla davvero sottovalutata ma di una bellezza visiva commovente. Mi unisco ai commenti positivi nei confronti di un film meraviglioso (come lo sono quasi tutti i film di Altman). Sarebbe interessante leggerne un tuo commento se non l'hai già fatto... FOXY BROWN Cinema exploitation, amatissimo da Tarantino che ha poi utilizzato la protagonista (Pam Grier) di Foxy per interpretare Jackie Brown. La cosa più buffa è che ci sono anche parecchie citazioni nel film di Tarantino, piccoli particolari "rubati" all'originale settantiano che solo ora ho potuto notare. E come sai Tarantino è un assertore del fatto che i grandi registi "rubano" sempre pezzi di cinema dai film dei propri colleghi Buon Quentin non mente ;) L'INGLESE HANCOCK in linea di massima la pensiamo allo stesso modo. un filmetto piacevole, ma con passaggi poco convincenti. Ho trovata simpatica l'idea di partenza, ma la sceneggiatura la rovina cambiando le carte in tavola da metà film: le spiegazioni sull'origine dei poteri e lo scontro finale, poi, secondo me affossano il film sotto la sufficienza. Ancora da vedere. Questo genere di film mi appassiona, ma sento (visto il trailer) che non mi esalterà. Sostanzialmente sono dello stesso avviso. @Mario:
in realtà è come se fossero tre film in uno di cui il primo è senz'altro il più originale.

@Christian:
personalmente cerco di evitare giudizi "generali" privilegiando un'indicazione che prescinda da un giudizio critico e/o di gradimento personale (che sono praticamente la stessa cosa).
In questo modo anche un film che non mi è piaciuto può avere più di un punto d'interesse che mi portano a consigliarne la visione. Ed è proprio cercando di cogliere l'essenza di un film che spero di far capire quali siano.

@Luciano:
già, questo è uno dei "tuoi". Mi farai sapere prima o poi...

@Ale:
scommetto che ti è piaciuta l'interpretazione di WS.
Si, ho trovato la sua interpretazione perlomeno adeguata. Il film si fa apprezzare nella prima parte, se lo si prende per quello che è, ma poi sfocia in qualcosa di inimmaginabile e insopportabile verso il finale. Tutto sommato una roba accettabile. COLORS PARIS, TEXAS Arrivo così alla fine del mio lungo "viaggio" wendersiano, esattamente dove cominciò oltre vent'anni fa.
E non poteva esserci conclusione migliore.
La scena di loro due che comunicano attraverso quello specchio e di una forza dirompente non indifferente. Un film straordinario. questo è un grandissimo film!!!

ciao
claudio (reduce da 20 film di cannes...)
@Ale:
era qualche anno che non lo rivedevo ma anche stavolta è riuscito sconquassarmi dentro.
Come dici tu, straordinario.

@Claudio:
ammiro la tua resistenza, per mia natura ho bisogno di far "decantare" le sensazioni.
Dopo un film così poi non riesco più a vedere nulla per giorni.
Splendido film, difficile da seguire (per la lentezza che farà desistere non pochi).
ECCEZIONALE!
è più bello paris texas, o il cielo sopra berlino?
non ho deciso, ma si tratta di capolavori.
p.s. martin, non hai finito... c'è PALERMO SHOOTING adesso! @amosgitai:
eppure dopo la fine del film quando mi sono accorto che era durato 2 ore e mezza mi sono sorpreso davvero.
Il tempo mi è volato, segno che questa lentezza non mi è pesata per nulla.

@Mario:
visto che Il cielo sopra Berlino non è tra i miei preferiti direi che questo è senz'altro meglio.
Ma su una cosa hai proprio ragione:
è tempo per il nuovo Wneders, non vedo l'ora.
Ah, eccolo! Te l'eri lasciato per ultimo. Questo era il film che attendevo. E la tua recensione non fa che confermare le mie aspettative. Per me (parlando di Wenders, mi sto sbilanciando) questo è il suo miglior film. Ogni volta un'emozione. E' stato il primo che ho visto, proprio al cinema anni e anni fa, e poi rivisto una decina d'anni fa, e proprio per questo l'ho lasciato alla fine di questa mia retrospettiva "integrale".
E dopo averli (ri)visti tutti lo si apprezza molto di più.
Classifiche non potrei farne perchè ogni fase wendersiana ha i suoi capolavori in mezzo a tanti bei film.
THE GLADIATOR LA TERRA DELL’ABBONDANZA questo è l'unico wenders che non m'è piaciuto per niente. e non mi ha lasciato niente. Devo ammettere che un pizzico di delusione l'ha lasciata anche a me.
Meglio il successivo Non bussare alla mia porta.
ecco, quello invece m'è piaciuto assai. fra i migliori, oserei dire. Conoscendoti immagino che in questo "Terra dell'abbondanza" possa averti dato fastidio (a me di sicuro) un pizzico di retorica che in wenders di solito non trova spazio. Questo è uno dei rari film di Wenders che ancora devo imparare a guardare. C'è qualcosa che non sono riuscito ad afferrare. Infatti dovrei rivederlo. Prima o poi dovrò rivederrlo anch'io in effetti. L'ho visto oggi. Non male. Mi fa piacere ti sia piaciuto, si tratta in effetti di un film dalle mille sfaccettature anche se non uno dei miei Wenders preferiti. MILLION DOLLAR HOTEL per me questo è il wenders peggiore... carrelli che svolazzano senza costrutto alcuno, belle musiche ma senza significato... Diciamo che non è Wenders, ovvero non il solito Wenders. Ma questo dimostra solo la volontà di non fermarsi, di cercare strade nuove, di esplorare territori più consoni ad altri registi (e non faccio volutamente nomi).
E' vero che non tutto preso singolarmente funziona ma secondo me il risultato complessivo rimane comunque di grande fascino.
Ecco questo è un Wenders che non ho ancora imparato ad apprezzare. Forse dipende da me e dal mio scarso impegno nel ri-vedere questo film. Anzi colgo l'occasione della tua recensione per "rinfrescarmi" lo sguardo. Non è del tutto riuscitissimo, non è il Wenders a cui siamo abituati, non funziona in moltissimi punti e per moltissimi aspetti, però secondo me rimane comunque un buon film.
Ale55andra
@Luciano:
allora mi farai sapere! Sono convinto he lo apprezzerai di più.

@Ale55andra:
credici o no... sono d'accordo ;-P
E menomale!!! Na volta tanto! :P
Ale55andra
a me invece sto film non è piaciuto affatto...a parte gli U2 ED WOOD ed wood è senza dubbio un biopic più che corretto, ma non è un film di tim burton. d'altra parte le biografie cinematografioche si prestano poco alle divagazioni oniriche (ma anche sul punto esistono eccezioni).
martin landau ha vinto uno degli oscar meglio attribuiti nella storia dell'academy.
Un film stra-ordinario basato su una "storia" ancor più straordinaria. @Mario:
mi pare che invece i tratti burtoniani ci siano, l'amore per certo cinema, la vena folle e a tratti surreale ed anche una certa ironia. Chiaramente non essendo un film "fantastico" sono tratti non estremizzati ma ne fanno comunque un film molto personale.

@Luciano:
da te mi aspetto che tu abbia visto anche tutti i film di Ed Wood e ne abbia apprezzato la meticolosa ricostruzione che ne fa Burton.
Io invece mi appresto a vedere "White Zombie" con Lugosi, che, strano ma vero, non ho mai visto ma prima "accontento" la mia compagna con "Un'ottima annata" ;-)
E' il mio preferito di Burton!!
Ale55andra
Addirittura Ale?
Io non saprei dire ma di sicuro per me rimane qualcosa di speciale, per motivi che vanno anche oltre il film stesso.
E dei film di EW che mi dici?
Hem non sono ancora molto ferrata sull'argomento ^^
Ale55andra
che film strepitoso!!!!!!!!!! CRIMINI INVISIBILI Un altro ennesimo ottimo film di Wenders. Ennesimo caso di abilità nel costruire in maniera mirabile un film "diverso", non solo rispetto alla propria filmografia ma in generale nei confronti del cinema contemporaneo e non solo. a questo punto, a parte i video fatti col suo cellulare, di wim wenders hai visto tutto!!!
...o hai visto pure quelli????
Bella questa Mario, mi hai fatto ridere davvero...
Devo ammettere però che ce ne sono due che non ho ancora visto, Alice nelle città (i primi 10 minuti mi sono sembrati davvero promettenti) e Hammett, ma prometto di recuperare entro la fine della settimana!
se Alice nelle città è per me il suo film migliore, questo invece è quello che mi ha convinto di meno. Per il primo Nicolai ti farò sapere a breve, per il secondo vorrei sapere perchè non ti ha convinto, anche se mi rendo conto che non è il "solito" Wenders, stilisticamente forse, perchè i contenuti (l'ossessione per le immagini, l'amore/odio nei confronti dell'america, la contaminazione tra culture diverse) sono tipici del regista tedesco. Ma allora hai visto Paris, Texas! Mi è sfuggita la tua recensione sul film? Visto l'ho visto Luciano ma non scriverò una sola parola se non dopo una nuova visione!
A presto dunque...
questo mi manca. non mi ispirava un film che ha solo la vocale i nel titolo. ma rimedierò. e mancano anche alice nelle città e hammett. solo che del primo ho trovato una versione pessima, del secondo nulla. Se ti serve qualcosa io ho le versioni dvd preparate da me medesimo che sono di qualità perlomeno decente. you're very kind.
magari ci si può mettere d'accordo per uno scambio.
Ci sono molti motivi per cui un film può non piacere...può essere per i suoi contenuti o per il modo in cui questi vengono trattati, per le qualità del regista o per quelle degli attori... o ancora per moltissimi altri fattori, più o meno differenti per ogni diverso spettatore. Ecco, un film può non piacere per come è fatto o per quello che vuole comunicare. E Un film può deludere, annoiare o anche fare incazzare.
A me crimini invisibili ha annoiato...forse non tanto come the million dollar hotel, vero megapacco di Wenders, ma ha annoiato. Non saprei dirti altro.
buon 25 aprile a tutti
Hai detto molto credimi Nicolai.
Ci sono momenti in cui la sensibilità personale ci porta a entrare o no in sintonia con un film e quando ciò non accade quasi inevitabilmente scatta la noia.
Tra l'altro non ci crederai ma Million Dollar Hotel con la sua vena folle, quasi alla Lynch, mi è tutt'altro che dispiaciuto.
NEXT PRETTY WOMAN Concordo con ogni tua singola parola. Poi a me piace peccare un sacco, ed essendo il film che mi ha fatto conoscere la Julia, ehm, è tutto un dire. :-) Confesso che io l'avevo già notata in Mystic Pizza ;) Eh, quello l'ho visto dopo. :-) tutto il cinema commedia degli anni novanta in poche parole. come al solito hai il mio plauso, martin. Tra l'altro è il film che mi pare abbia rilanciato la carriera di Richard Gere, caratterizzata da ruoli "brillanti", e anche migliore di quelli che seguiranno. E' vero, non è il massimo eppure si fa guardare con soddisfazione!
Ale55andra
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    (a colpo sicuro)
    martedì 19 ottobre 2010
    LA MIA ADORABILE NEMICA
    LA MIA ADORABILE NEMICA
    (Anywhere But Here)
    Regia: Wayne Wang
    Produzione: USA
    Anno: 1999

    Genere: Madri e figlie

    Tutto scorre, come se si trattasse dell'album fotografico di una mamma e della figlia adolescente che per tre anni cercano di sopravvivere alla nuova vita in California, ma il problema è proprio che tutto finisce per essere slegato, senza che i conflitti familiari e le piccole disavventure quotidiane riescano a restituirci un quadro veramente convincente nonostante la verosimiglianza delle situazioni descritte, e se in un film così finisce per mancare il coinvolgimento emotivo è cosa grave davvero.

    Solo per i fan di Wang.

    Etichette: Los Angeles, Natalie Portman, Susan Sarandon, Wisconsin

     
    posted by Martin at 00:45 | Permalink | 0 comments
    venerdì 17 settembre 2010
    SOMEWHERE
    SOMEWHERE
    (Somewhere)
    Regia: Sofia Coppola
    Produzione: USA
    Anno: 2010

    Genere: Equilibri esistenziali

    La monotonia e la mediocrità di certe esistenze privilegiate sono gabbie di cui si fatica anche a riconoscere le sbarre, ma rimane sempre viva la possibilità che un contatto umano profondo possa materializzarsi nell'inaspettato incrocio di un padre con la figlia e scardinarne così le incrostate serrature, quasi un miracolo, raccontato in punta di piedi, senza troppo rumore ma con un garbo e una sensibilità che non potrà fare a meno di toccare chi, oltre alla mente, si ricorda di avere anche un cuore.

    Merita una visione (e non è importante se sia o meno un grande film ma che sia proprio il tipo di cinema che vorremmo vedere).

    Note finali.
    Qualche precisazione per mettere le cose bene in chiaro e per dissolvere in partenza qualsiasi malinteso: questo film non è adatto per chi cerca complessità tarkovskiane, simbolismi pasoliniani o fascinazioni mistiche orientali.
    Allo stesso modo se ne sconsiglia la visione a chi cerca "verità gridate", che i tempi (televisivi) hanno fatto diventare l’unico modo per essere sicuri di essere ascoltati e di cui gli stessi intellettuali (o presunti tali) si sono fatti gli inconsapevoli portabandiera.
    Sussurrare, esplorare senza frenesia corpi e sguardi porta inevitabilmente a non essere capiti dai più, o a non essere ascoltati con la dovuta attenzione, o addirittura ad essere accusati di sciatteria.
    Al contrario sono caldamente invitati coloro che ritengono che il cinema possa tornare ad assomigliare alla vita, coi suoi tempi lenti e le sue bellissime ovvietà, perché, per quanto banale possa essere l’amore di un padre per un figlio, sarà sempre qualcosa potenzialmente capace di muovere le nostre corde più sensibili. E sono proprio certi particolari, un increspatura del labbro che accenna a un sorriso, a rendere così delicata la sensibilità (sofia)coppoliana, unita al coraggio di mostrarci le cose come sono, senza inutili abbellimenti e senza forzate sovrastrutture.
    E’ tutto lì davanti ai nostri occhi, bisogna solo volere o imparare a vedere di nuovo.
    Per tutti gli altri c’è sempre Sylvester Stallone (non che ci sia nulla di male, ça va sans dire)
    .

    Etichette: Benicio Del Toro, Elle Fanning, Los Angeles, Metacinema, Milano, Stephen Dorff

     
    posted by Martin at 11:22 | Permalink | 9 comments
    lunedì 30 agosto 2010
    DISTRETTO 13
    DISTRETTO 13: LE BRIGATE DELLA MORTE
    (Assault on Precinct 13)
    Regia: John Carpenter
    Produzione: USA
    Anno: 1976

    Genere: Bande giovanili

    L’idea di un gruppo ristretto ed eterogeneo di uomini sotto assedio da parte di feroci assalitori non era certamente nuova nemmeno allora, ma è proprio questo spunto assolutamente classico che rende superflua ogni digressione e permette di far scorrere parallelamente tutti gli elementi per farli confluire tutti insieme dove avviene la sanguinaria deflagrazione, in uno straordinario crescendo di tensione che culmina nella violenta apoteosi finale, tra nemici senza volto e assassini eticamente sorprendenti.

    Da vedere.

    Etichette: Austin Stoker, Darwin Joston, Los Angeles

     
    posted by Martin at 12:35 | Permalink | 2 comments
    lunedì 8 febbraio 2010
    L'AMORE NON VA IN VACANZA
    L'AMORE NON VA IN VACANZA
    (The Holiday)
    Regia: Nancy Meyers
    Produzione: USA
    Anno: 2006

    Genere: Incroci amorosi

    Che sia lei a tirare fuori il meglio dagli attori, o che siano loro a dare il massimo nonostante la sua direzione, poco importa, perchè grazie alla verve e al ritmo impresso da questo brillante racconto tutto sembra funzionare a meraviglia, quando un'americana e un'inglese scambiano case per una vacanza che faccia loro dimenticare le rispettive delusioni amorose, solo per finire nelle spire di altri (bellissimi) amori, anche cinematografici (e questo non guasta per soddisfare anche il cinefilo che di solito non frequenta certe favole romantiche).

    Si può anche vedere
    .

    Etichette: Cameron Diaz, Inghilterra, Jack Black, Jude Law, Kate Winslet, Los Angeles, Metacinema

     
    posted by Martin at 22:26 | Permalink | 2 comments
    domenica 31 gennaio 2010
    VIALE DEL TRAMONTO
    VIALE DEL TRAMONTO
    (Sunset Blvd.)
    Regia: Billy Wilder
    Produzione: USA
    Anno: 1950

    Genere: Luci della ribalta

    Sia che si decida di fare un film sul mondo “scintillante” di Hollywood e sulla fine della gloriosa epoca del muto, sia che si voglia fare un film sulla nostalgia e la passione che travolgono gli uomini, e la follia in cui si possono trasformare, è difficile fare meglio di questo racconto stilisticamente perfetto, recitato da tre attori in stato di grazia (tra cui due veri "colossi" che in pratica interpretano sé stessi) e assolutamente coinvolgente e appassionante, fino alle ultime struggenti battute.

    Da vedere assolutamente (ma che ve lo dico a fare...?)
    .

    Etichette: Buster Keaton, Cecil B. DeMille, Erich von Stroheim, Gloria Swanson, Los Angeles, Metacinema, William Holden

     
    posted by Martin at 23:05 | Permalink | 2 comments
    venerdì 18 settembre 2009
    IL BACIO CHE ASPETTAVO
    IL BACIO CHE ASPETTAVO
    (In the Land of Women)
    Regia: Jon Kasdan
    Produzione: USA
    Anno: 2006

    Genere: Esistenze in bilico (per favore sparate al titolista italiano)

    Piccoli grandi freddi si intersecano con delicatezza anche nelle tragedie, in una realtà che ora più di prima manca di una propria logica compattezza, per dipingere il mondo femminile in ogni sua fase, dall’adolescenza alla vecchiaia, dall’infanzia alla maturità, senza pretendere di avere tutte le risposte ma con la capacità di mostrarcene le affinità nelle sue varie evoluzioni e col coraggio di affrontare con il dovuto umile rispetto temi come la malattia e la morte.

    Merita una visione (se Kasdan figlio numero 2 confermerà di saperci fare potrò dire “io lo sapevo”)
    .

    Etichette: Adam Brody, Los Angeles, Meg Ryan, Michigan

     
    posted by Martin at 23:22 | Permalink | 2 comments
    domenica 7 giugno 2009
    AMERICA OGGI
    AMERICA OGGI
    (Short Cuts)
    Regia: Robert Altman
    Produzione: USA
    Anno: 1993

    Genere: Esistenze in bilico

    Cinema come vita, e tanto basterebbe per descrivere questo complesso e affascinante intreccio di storie e personaggi, sparpagliati in una megalopoli pervasa da ipocrisia e indifferenza ma in cui, malgrado caos e malesseri striscianti, riescono comunque a sopravvivere barlumi di umanità, soprattutto in chi ha quasi toccato il fondo, tutto perfettamente sincronizzato in un unico lungo flusso che avvolge e travolge con la forza di ciò che accomuna tutti noi, nessuno escluso.

    Da vedere assolutamente
    .

    Etichette: Andie MacDowell, Chris Penn, Jack Lemmon, Jennifer Jason Leigh, Julianne Moore, Los Angeles, Madeleine Stowe, Matthew Modine, Peter Gallagher, Robert Downey Jr., Tim Robbins, Tom Waits

     
    posted by Martin at 10:14 | Permalink | 8 comments
    venerdì 5 giugno 2009
    FOXY BROWN
    FOXY BROWN
    (Foxy Brown)
    Regia: Jack Hill
    Produzione: USA
    Anno: 1974

    Genere: Violenze metropolitane

    Sesso e violenza accompagnano questo racconto di vendetta al femminile, esplodendo in lampi di crudeltà tanto esagerati da diventare divertenti e in panoramiche di tette al vento a loro modo simpaticamente ingiustificate, il tutto reso più forte e relistico dall'immancabile contorno di gang rivali, bordelli di lusso, spacciatori pervertiti e poliziotti corrotti .

    Per i fan del genere
    .

    Etichette: Blaxploitation, Exploitation, Los Angeles, Pam Grier, Vendetta

     
    posted by Martin at 09:31 | Permalink | 4 comments
    venerdì 27 marzo 2009
    L'INGLESE
    L'INGLESE
    (The Limey)
    Regia: Steven Soderbergh
    Produzione: USA
    Anno: 1999

    Genere: Missione solitaria

    Un padre dal torbido passato si trova costretto a partire alla ricerca di una tragica verità, scatenando un racconto che sa essere emotivamente intenso e allo stesso tempo ironico e distaccato nelle sfumature psicologiche e che, come non bastasse, si avvale di una messa in scena che non ha paura di sperimentare giocando con ritmi narrativi pulsanti/sincopati e costruendo calibrati incastri temporali, e che trova soluzioni visivamente interessanti manipolando luci e colori, accompagnati spesso da suoni e dialoghi stranianti ed asincroni.

    Da vedere
    .

    Etichette: Los Angeles, Peter Fonda, Terence Stamp, Vendetta

     
    posted by Martin at 00:15 | Permalink | 0 comments
    sabato 27 settembre 2008
    HANCOCK
    HANCOCK
    (Hancock)
    Regia: Peter Berg
    Produzione: USA
    Anno: 2008

    Genere: Fantascienza metropolitana

    Buonismi vari tra le pieghe di certi noti sobborghi urbani americani e parallelamente sobborghi di certe categorie esistenziali, moralmente edificanti e consolatorie, in questo paesaggio si scontrano due visioni solo fintamente opposte in cui ognuno riversa sull’altro qualcosa di sé, che siano Dei, Angeli o Supereroi, e anche se la carta-simpatia riesce a tratti ad aggirare la mortale trappola della noia è sempre lì che ci si (sof)ferma.

    Si può anche vedere (a tempo e luogo debito)
    .

    Etichette: Charlize Theron, Los Angeles, Supereroi, Will Smith

     
    posted by Martin at 16:50 | Permalink | 6 comments
    lunedì 23 giugno 2008
    COLORS
    COLORS - COLORI DI GUERRA
    (Colors)
    Regia: Dennis Hopper
    Produzione: USA
    Anno: 1988

    Genere: Guerra tra bande

    La vita dura delle strade, tutti contro tutti e morti da entrambe le parti, “buoni” o “cattivi” non fa differenza, ci viene mostrata con realismo nuovo, senza troppi sentimentalismi ma tentando di evitare eccessi enfatici e abusati artifici retorici, cosa che riesce spesso, in un ciclo che si ripete non si sa nemmeno quante volte, inesorabile ed ironico.

    Si può anche vedere
    .

    Etichette: Los Angeles, Robert Duvall, Sean Penn

     
    posted by Martin at 23:01 | Permalink | 0 comments
    lunedì 16 giugno 2008
    PARIS, TEXAS
    PARIS, TEXAS
    (Paris, Texas)
    Regia: Wim Wenders
    Produzione: Germania/Francia
    Anno: 1984

    Genere: Lampi d'umanità

    Vedere senza essere visti, l’idea stessa del cinema e anche quella da cui scappare, al termine di un percorso fatto di tormentati rapporti affettivi e familiari, fino a quando anche vedere solamente diventa intollerabile e non rimane che la solitudine, un silenzioso vuoto, aperto per la felicità altrui.
    Da vedere assolutamente
    .

    Etichette: Los Angeles, Nastassja Kinski, On the road, Stati Uniti, Texas

     
    posted by Martin at 23:19 | Permalink | 10 comments
    martedì 3 giugno 2008
    THE GLADIATOR
    THE GLADIATOR
    (The Gladiator)
    Regia: Abel Ferrara
    Produzione: USA
    Anno: 1986

    Genere: Violenze metropolitane

    Ogni automibilista folle e omicida finisce forse prima o poi per trovare un osso troppo duro ma questo non significa che ci debba essere un senso a tutte queste morti, lamiere contorte e inseguimenti nottourni e di conseguenza ogni tentativo di fare giustizia per le strade finisce per essere solo ed esclusivamente la solita vendetta.

    Per i fan di Ferrara
    .

    Etichette: Dukes of Hazzard, Los Angeles, Vendetta

     
    posted by Martin at 09:13 | Permalink | 0 comments
    mercoledì 14 maggio 2008
    LA TERRA DELL’ABBONDANZA
    LA TERRA DELL’ABBONDANZA
    (Land of Plenty)
    Regia: Wim Wenders
    Produzione: USA/Germania
    Anno: 2004

    Genere: Esistenze allo sbando

    L’America che non ti aspetti, in cui viene negata ogni parvenza di “normalità”, tra pazzi allucinati a combattere solitarie guerre contro nemici immaginari e pazzi idealisti a rischiare le proprie vite a dispetto di ogni ragionevole dubbio, e la strada che percorrono insieme li porta alle retoriche radici comuni.

    Merita una visione
    .

    Etichette: Los Angeles, On the road, Stati Uniti

     
    posted by Martin at 18:03 | Permalink | 8 comments
    mercoledì 7 maggio 2008
    MILLION DOLLAR HOTEL
    MILLION DOLLAR HOTEL
    (The Million Dollar Hotel)
    Regia: Wim Wenders
    Produzione: Germania/UK/USA
    Anno: 2000

    Genere: Esistenze al limite

    Rappresentazione di “mostri” vecchi e nuovi, accozzaglia di umanità ai margini e d’inconsueta raffigurazione, quello che si mette in scena è la disperazione in tutte le sue forme e sfumature ovvero ciò che essa può spingere a fare, e anche se, tra esagerazioni macchiettistiche e grottesche, non tutto funziona sempre a meraviglia, immagini, suoni e personaggi riescono a toccarci davvero nel profondo.

    Da vedere
    .

    Etichette: Los Angeles, Mel Gibson

     
    posted by Martin at 07:50 | Permalink | 7 comments
    domenica 27 aprile 2008
    ED WOOD
    ED WOOD
    (Ed Wood)
    Regia: Tim Burton
    Produzione: USA
    Anno: 1994

    Genere: Vite nel cinema

    La smisurata ed entusiastica passione cinematografica del protagonista prende vita grazie alla passione dell’autore di questo film che riesce a mischiare in maniera così calibrata tutte le varie follie ed eccentricità, anche quelle dei personaggi di contorno, riuniti in una “corte dei miracoli” in cui l’amicizia è ancora un legame vero, commoventemente forte.

    Da vedere (e se si conoscono i film di EW sarà un’esperienza davvero impagabile)
    .

    Etichette: Bela Lugosi, Biografia, Johnny Depp, Los Angeles, Metacinema, Nostalgia

     
    posted by Martin at 00:31 | Permalink | 7 comments
    martedì 22 aprile 2008
    CRIMINI INVISIBILI
    CRIMINI INVISIBILI
    (The End of Violence)
    Regia: Wim Wenders
    Produzione: USA/Germania/Francia
    Anno: 1997

    Genere: Misteri e grandi fratelli

    Insolite “prospettive” sull’America come può farlo chi ha il giusto distacco, dall’esterno in ogni direzione, prospettive insolite sulle paure di una nazione in tempi non sospetti, sulle sue fissazioni e sui suoi miti, mostrato attraverso una violenza che si torce su sè stessa in continua ricerca di un equilibrio fra ordine “pubblico” e pregiudizi “privati”, una violenza che malgrado tutto non finisce mai.

    Da vedere
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    Etichette: Bill Pullman, Gabriel Byrne, Los Angeles, Metacinema, Sorveglianza, Stati Uniti

     
    posted by Martin at 09:28 | Permalink | 13 comments
    mercoledì 16 aprile 2008
    NEXT
    NEXT
    (Next)
    Regia: Lee Tamahori
    Produzione: USA
    Anno: 2007

    Genere: Thriller quasi-fantascientifico

    Improbabili inettitudini a LasVegas e dintorni con protagonisti una specie di supereroe “vorrei-ma-posso” e una super-agente “non-posso-ma-devo” e, anche se ogni tanto non si può fare a meno di chiedersi perché, il tempo, tra un salto nel futuro e l’altro, scorre anche veloce.
    Piacevolmente evitabile
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    Etichette: Jessica Biel, Julianne Moore, Las Vegas, Los Angeles, Nicolas Cage, Peter Falk

     
    posted by Martin at 00:50 | Permalink | 0 comments
    martedì 11 marzo 2008
    PRETTY WOMAN
    PRETTY WOMAN
    (Pretty Woman)
    Regia: Garry Marshall
    Produzione: USA
    Anno: 1990

    Genere: Cenerentola moderna

    Ammettiamolo, è come un peccatuccio piuttosto veniale di cui un pochino ci si vergogna, ma è inutile negarne il forte “appeal” motivato da solide ragioni quali una sceneggiatura impeccabile, e non necessariamente memorabile, in cui tutto “funziona”, il ritmo è buono e la struttura regge bene a prescindere dai contenuti programmaticamente “leggeri”.

    Merita una visione
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    Etichette: Julia Roberts, Los Angeles, Richard Gere

     
    posted by Martin at 23:07 | Permalink | 6 comments


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