cinepillole
  • ...perché di cinema si “parla” troppo e le troppe chiacchiere finiscono spesso per toglierci la sorpresa e il gusto della visione...


  • La doverosa premessa
  • L'eterno dilemma
Su di me


Nome: Martin
Da: Milano
Pensiero: Sono ancora convinto che il cinema non sia una cosa "seria"...
More..

Contatti
Ultimi colpi
  • THE MILLIONAIRE
  • MILLIONS
  • DJANGO UNCHAINED
  • STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA
  • ONORA IL PADRE E LA MADRE
  • THOR
  • TERMINATOR SALVATION
  • ALIENS VS PREDATOR 2
  • TRON LEGACY
  • SAINT ANGE
IL COSMO SUL COMO' non è il migliore di A,G & G Purtroppo la tendenza a ripetersi è un male comune... BENVENUTI AL SUD Come sospettavo...quando inizio a sentire frasi tipo : "un film veramente carino" oppure "mooolto divertente" giro sempre più alla larga. Non lo vedrò neppure sotto tortura :) Altro film basato sul zeligismo imperante? In realtà questo film è la copia sputata (dicesi remake) di un grande successo francese da noi titolato Giù al Nord, la cui sceneggiatura funzionava a dovere.
Ma se per zeligismo intendi dire che si scade nelle macchiette e negli eccessi caricaturali allora è proprio così.
L'originale, pur non essendo nemmeno vicino ad essere un filmone, aveva invece l'intelligenza di essere più equilibrato e meno sguaiato.
E in questo modo il film acquistava un po' di valore anche come riflessione sulle diversità e sull'amicizia.
Si poteva fare molto di più. Gli sceneggiatori non aggiungono nulla alla versione originale e si limitano al copia-incolla. In realtà il problema è proprio questo Fabrizio.
Proprio quel poco che hanno cambiato e aggiunto risulta essere la parte più banale e stucchevole.
In questo tipo di commedie è essenziale dosare gli elementi per non mandare in malora l'equilibrio del film.
Cosa che riusciva molto meglio all'originale francese.
Purtroppo non ho visto il film francese, ma questo... meglio evitarlo. Quindi Luciano devo presumere che non l'hai visto questo? Ho visto anch'io questo film al cinema: è stata un'occasione sprecata perché poteva dare molto di più di una semplice copia-incolla di "Giù al nord"! Evitabile non direi perché ci sono commedie ben peggiori di questa che comunque può vantare di non essere volgare, però una visione basta e avanza! Infatti Fede, se fosse stata pure volgare sarebbe stata "da evitare"! Infatti. Ma vedo che ne stanno parlando tutti. In effetti sono un po' curioso anche se scettico. Anche se non sapessi che hai un sacco di filmoni da recuperare ti direi di lasciare perdere Luciano... SOMEWHERE Nonostante la tua precisazione, ritengo questa recensione quasi offensiva. Dunque io, che il film l'ho trovato davvero banale (e non perché non l'abbia capito, bada bene), oltre alla mente non avrei un cuore? E dovrei limitarmi a Sylvester Stallone?

E poi, non è certo questo il cinema che "assomiglia alla vita". È un cinema che dice cose ovvie, ossia che anche le star di hollywood possono soffrire di solitudine, e soprattutto impiega 90 minuti a ripeterlo quando lo aveva già detto nei cinque minuti introduttivi. La vita è ben più profonda, complessa e ambigua. E soprattutto più interessante.
Il fatto che continui a ritenerlo un film sulla solitudine delle star conferma proprio che non hai colto tutte le sfumature e la complessità del vero nucleo portante del film, ovvero il rapporto tra padre e figlia.
Che proprio questo sia toccante e per niente banale non solo per me, lo confermano le stesse motivazioni di Tarantino e della giuria a cui il film ha "incantato fin dalla prima scena, e' cresciuto dentro di noi, nelle nostre analisi, nelle nostre menti, nelle nostre fantasie, e' stata una passione, stavamo magari parlando di un altro film e tornavamo a parlare di questo film" e poi "anche dal punto di vista emotivo siamo rimasti tutti incantati".
Reparto offese: non ho mai detto che chi non apprezza il film non ha cuore, non ho l'arroganza di giudicare i miei interlocutori.
Ho detto invece che per apprezzare questo film bisogna ricordarsi di averlo un cuore ovvero che il film va giudicato non solo dal punto di "intelettuale", non solo in maniera "razionale".
Quella su Sly era un commento ironico, in un certo senso anche superfluo. Se l'ironia non è chiara posso anche pensare di eliminare il riferimento.
Sono contento per te se la tua vita è così profonda, complessa e ambigua come affermi.
La mia invece è piena di bellissimi banali momenti come l'abbraccio di mio figlio quando esco di casa.
Ecco, di queste banalità il film della Coppola è pieno ma tu non le hai nemmeno viste che sostieni che si continuano a ripetere le stesse cose.
Be', comunque sia, mi sembra già interessante il fatto che questo film sia stato accolto da accese discussioni sin dal momento della premiazione e per me questo è già un motivo per vederlo, perché mi interessa capire cosa proverò durante la visione. Spero di riuscirci il prima possibile. In effetti dici proprio bene, Luciano. Non puoi non vederlo, qualunque possa essere la tua reazione.
Posso però dirti che gran parte di chi "difende" questo film lo fa spinto dall'esagerato accanimento da parte dei suoi detrattori.
In questo modo anche chi ne è rimasto convinto solo in parte ha finito difenderlo anche oltre i suoi effettivi meriti.
In ogni caso il mio giudizio è più che positivo.
E' un film da vedere, visto il riconoscimento che gli è stato attribuito. Ma non vale nemmeno la metà di un bel film. Presuntuoso e "d'autore", prolisso e sconnesso. E' un film voluto (ma non dalla Coppola), diverso dai suoi precedenti (che pur richiamando rapporti simili a quelli di questo "Somewhere", restano diversi nel contesto e nel finale) e sicuramente molto meno studiato di quel che si vuole affermare. Non mi aspettavo complessità Tarkovskiane, ma la Coppola sembra voler essere l'Andrè Bazin della situazione, pur non sapendo nemmeno di che parla Bazin.
Alla prima visione di "The wrestler" mi ero domandato se davvero meritava il Leone D'oro un film come quello. Dopo "Somewhere" ho avuto la conferma, sia sul film di Aronofsky che su questo della Coppola (non ne avevo letto troppo bene prima di andarlo a vedere al cinema).
Ma vabbè. Son contento per la Coppola pure se non meritava un premio del genere.

Un saluto.
Sarò sincero, Al. Dei premi non solo non me ne frega niente ma li ritengo una cosa per molti versi senza senso.
Non esistono film "meritevoli" o meno ma film che riescono a comunicarmi qualcosa ed altri che non ci riscono.
Parafrasando Battisti "tu chiamale se vuoi, emozioni"...
Proprio per questo non trovo nè utile nè congeniale a me stesso pesarli col bilancino e dire quale sia meglio dell'altro. Si può trattare di sensazioni così diverse una dall'altra da non renderle paragonabili.
E' la stessa logica per cui ho sempre rifiutato l'idea di dare voti a qualcosa per cui non è definita ne è definibile alcuna unità di misura.
In questo modo però scatenando l'inutile competizione il cinema diventa una corrida e i critici degli sciagurati "tifosi".
Da parte mia rispondo no grazie, ne faccio a meno più che volentieri.
Detto questo a me Somewhere è piaciuto abbastanza, ho trovato molto toccanti alcuni particolari che perlopiù il pubblico non è stato nemmeno in grado di cogliere.
Ma questa è una cosa che mi è successa spesso e in maniera anche più massiccia, come il caso dei film Tsai, "insopportabili" per quasi tutti.
E in questo caso tutta la relazione padre-figlia, forse anche grazie al mio particolare stato personale, l'ho trovata piena di garbo e "complicata" delicatezza.
Stilisticamente poi devo dissentire da te: al posto della prolissità, proprio al contrario si fa un uso molto scarno dei mezzi espressivi. La Coppola elimina ogni artificio retorico nella descrizione dei sentimenti e fa un uso limitato e mirato della valenza simbolica delle immagini.
Sul presuntuoso non dico nulla perchè è un giudizio che si aggancia alle intenzioni e quindi è qualcosa di natura prettamente psicologica.
Sui premi non voglio ricamarci, ma è solo uno dei riferimenti per parlare anche di ruffianeria in un film. Un premio, rispetto al film, è come un successo di pubblico, ed anche qualcosa di più. A noi potra anche non interessare, ma la Coppola ha il suo nome nell'albo d'oro del primo premio a Venezia. Tutto qua.
Sulle sensazioni personali non mi permetto mai di dire qualcosa, proprio perchè ognuno ha una certa sensibilità e situazioni (come mi hai detto tu) che possono variare e virare questa sensibilità.
Quello che invece non capisco e diciamo non concepisco è la semplicità con cui si espongono i buoni sentimenti, la voglia di attaccare una scena appresso all'altra senza una cognizione logica e minimamente narrativa, la presunzione (mi ripeto lo so) nel voler essere per forza d'autore (e si, parlo di intenzioni, perchè quella prima inquadratura inutilmente lunga e laconica dà veramente l'impressione di essere presuntuosa). Non utilizzare minimamente il linguaggio o peggio, far finta di riferirsi a qualche altro autore "minimalista", non riesce a risollevare la scarsità di un film che sembra non arrivare da nessuna parte e tantomeno chiudere da un'altra.
è esattamente quello che penso anche io. la tua frase "non è importante se sia o meno un grande film ma che sia proprio il tipo di cinema che vorremmo vedere" sembra scritta da me. Con una piccola aggiunta: "e dovremmo vedere". Invece siamo costretti a vedere filmacci d'azione senza capo né coda, drammi insipidi e commedie volgari che non fanno nemmeno ridere. Questo è un cinema intimo, vero, audace, che ci fa assaporare un cinema vicino a quello di una volta. Questo non significa che sia un capolavoro-ha infatti molti difetti-ma ha meritato il premio per attirare l'attenzione su un tipo di cinema che non c'è più. Infatti è proprio questo il senso del mio discorso, perso.
Si è proprio perso il senso della lentezza e delle piccole cose.
Grazie per essere passato, ricambierò al più presto la visita.
MILANO ROVENTE Il primo poliziesco di Umberto Lenzi! Con il mitico Antonio Sabàto, da Montelepre (Pa)l'uomo di piombo italiano. Ammetto però un pizzico di delusione, Fabrizio, mi aspettavo qualcosa di più "consistente" se capisci cosa intendo. Diciamo che il film è un pò "ingenuo". Il filone non è ancora maturo e questo film sembra girato 10 anni prima. I meridionali che giungono al nord diventando subito dei boss, l'antagonista immancabilmente marsigliese o cmq francese sono clichè di un cinema non ancora "maturo".
Ora non ricordo bene, ma è questo il film in cui antonio sabàto scopre il suo antagonista Philippe Leroy a letto con un uomo ed esclama: "Minchia! pure finocchio è il francese", oppure mi confondo con Il Clan dei calabresi?
Non ti sbagli, è proprio questo!
E non sbagli nemmeno nel rimarcare i limiti di questa comunque godibile pellicola.
Adesso che ci penso questo film ha molto in comune con La Mala Ordina di un anno prima, eppure quest'ultimo risulta molto più "maturo" per dirla alla tua maniera.
Bella forza dirai, quello è frutto dell'ingegno del Maestro Di Leo...
Informazione di servizio: stesera ore 22.50 circa su IRIS,: Napoli Violenta. Imperdibile! LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE Amo profondamente Moretti e il suo inequivocabile stile. Questo "Ecce bombo" però non credo che sia uno dei suoi film migliori, ma sicuramente uno dei suoi Cult. Storica la scena dove Moretti da del "qualunquista" ad Alberto Sordi. Ti ho risposto sul post giusto... LA MALA ORDINA Non ci sono poliziotti perchè molto semplicemente LA MALA ORDINA non è assolutamente un poliziottesco. Infatti, non solo è leggermente precedente al filone poliziottesco, ma è chiaramente un NOIR e non poteva essere altrimenti visto che è tratto dagli scritti di SCERBANENCO (che infatti scriveva noir) rivisitato dalla mente arguta di Fernando Di Leo.
Solo una visione veloce ed approssimativa può pensare di catalogare LA MALA ORDINA come un poliziottesco, magari grazie alla presenza di alcune scene d'azione e da qualche inseguimento. In realtà la mano del maestro F. Di Leo inserisce argomenti sociali lontanissimi dal genere poliziottesco, come ad esempio l'emancipazione sessuale del personaggio di TRILLI (Francesca Romana Coluzzi) che accenna a sesso da praticare con un uomo di colore (scandalo!). Martin scusami molto, ma sul poliziottesco in generale e su Fernando Di leo in particolare sono intransigente! Un saluto.
Hai perfettamente ragione Fabrizio nel fare questa distinzione.
Tieni conto però che la mia definizione di genere ha un significato abbastanza ampio e un po' fuori da quella convenzionale, non intende catalogare ma piuttosto circoscrivere un contesto.
Nello specifico in questo caso il poliziottesco si riferisce non ai contenuti, come hai giustamente sottolineato, ma piuttosto ad assonanze di tipo stilistico e tecnico.
In particolare in questo LA MALA ORDINA sono molte le similitudini con il precedente MILANO CALIBRO 9, sempre Di Leo / Scerbanenco, in cui l'elemento poliziesco invece c'è.
E tutto il discorso non intende affatto negare la mano autoriale (straordinaria) di Di Leo ma anzi sottolinearne l’impatto innegabile sul cinema italiano di quegli anni e sul poliziottesco propriamente detto.
In ogni caso grazie per l’intervento appassionato e competente nonchè assolutamente gradito.
On-line
  • Tutti i 734 film
Indice Registi
  • A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Cine-Link


  • Lo "sguardo" raffinato di Monia


  • Lungo il "fiume" di parole di Luciano


  • La "contagiosa" competenza di Ale55andra


  • Le diamantine e ironiche "prospettive" di Iosif


  • Le "nere" stanze di Asgaroth e Midnight


  • Le risalite "controcorrente" di AlDirektor


  • Le eclettiche "voci" dei Cinemaniaci


  • Il penetrante "occhio" di Alberto


  • La "sensibile" alternativa di Souffle


  • Le luminose "riflessioni" del Missile


  • La "regina" incontrastata dell' Universo
  • Anime Perdute
  • Mario
  • Lilith
  • Claudio
  • Dea Silenziosa
  • Rosso Cremisi


  • Archivi
    più e meno
    • Più : Buster Keaton, Clint Eastwood, Alejandro Jodorovsky
    • Meno: Oliver Stone, Lars Von Trier, Peter Greenaway
    • Amo: Fantascienza, Western, Cinema Muto
    • Evito: Teen Movie, "nuovo" cinema italiano
    Dicono di me
  • Su La Settima Arte
  • Su Tomobiki Märchenland
  • Amichevoli segnali
    Visitatori
    credits
    Layout design by Pannasmontata
    Some Rights Reserved
    Creative Commons License
    This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 3.0 Unported License.
    (a colpo sicuro)
    domenica 28 novembre 2010
    IL COSMO SUL COMO'
    IL COSMO SUL COMO'
    (Il cosmo sul comò)
    Regia: Marcello Cesena
    Produzione: Italia
    Anno: 2008

    Genere: Allegre disavventure

    Si viaggia sempre in tre in tutti gli episodi che compongono il racconto, raccordi mistico-comici inclusi, e il dover sempre sforzarsi di dare spazio a tutte e tre le diverse personalità alla fine diventa una destabilizzante ricerca di equilibrio, ed è un peccato perchè cinematograficamente fuziona quasi sempre, peccato che si rida poco (e sempre per le solite gag) e che i tentativi di sfiorare temi non banali siano soffocati dalla mancanza di spazio narrativo.

    Evitabile (anche se la simpatia non manca).

    Etichette: Aldo Baglio, Giacomo Poretti, Giovanni Storti, Milano

     
    posted by Martin at 19:03 | Permalink | 2 comments
    domenica 31 ottobre 2010
    BENVENUTI AL SUD
    BENVENUTI AL SUD
    (Benvenuti al Sud)
    Regia: Luca Miniero
    Produzione: Italia
    Anno: 2010

    Genere: Amicizie a sorpresa

    Al di là di qualche battuta indubbiamente divertente, garantita dal fatto che in fondo scherzare su noi stessi ci fa sempre un certo effetto, il resto è un accumulo di luoghi comuni (quelli negativi quanto quelli buonisti) e purtroppo anche di qualche concessione un po’ grossolana ed eccessiva e di qualche gag francamente imbarazzante, anche se tutto sommato il racconto è tenuto in piedi dignitosamente dalla verve dei protagonisti che in qualche modo rendono più sopportabili anche i momenti più odiosi.

    Evitabile.

    Etichette: Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Claudio Bisio, Milano

     
    posted by Martin at 13:14 | Permalink | 10 comments
    venerdì 17 settembre 2010
    SOMEWHERE
    SOMEWHERE
    (Somewhere)
    Regia: Sofia Coppola
    Produzione: USA
    Anno: 2010

    Genere: Equilibri esistenziali

    La monotonia e la mediocrità di certe esistenze privilegiate sono gabbie di cui si fatica anche a riconoscere le sbarre, ma rimane sempre viva la possibilità che un contatto umano profondo possa materializzarsi nell'inaspettato incrocio di un padre con la figlia e scardinarne così le incrostate serrature, quasi un miracolo, raccontato in punta di piedi, senza troppo rumore ma con un garbo e una sensibilità che non potrà fare a meno di toccare chi, oltre alla mente, si ricorda di avere anche un cuore.

    Merita una visione (e non è importante se sia o meno un grande film ma che sia proprio il tipo di cinema che vorremmo vedere).

    Note finali.
    Qualche precisazione per mettere le cose bene in chiaro e per dissolvere in partenza qualsiasi malinteso: questo film non è adatto per chi cerca complessità tarkovskiane, simbolismi pasoliniani o fascinazioni mistiche orientali.
    Allo stesso modo se ne sconsiglia la visione a chi cerca "verità gridate", che i tempi (televisivi) hanno fatto diventare l’unico modo per essere sicuri di essere ascoltati e di cui gli stessi intellettuali (o presunti tali) si sono fatti gli inconsapevoli portabandiera.
    Sussurrare, esplorare senza frenesia corpi e sguardi porta inevitabilmente a non essere capiti dai più, o a non essere ascoltati con la dovuta attenzione, o addirittura ad essere accusati di sciatteria.
    Al contrario sono caldamente invitati coloro che ritengono che il cinema possa tornare ad assomigliare alla vita, coi suoi tempi lenti e le sue bellissime ovvietà, perché, per quanto banale possa essere l’amore di un padre per un figlio, sarà sempre qualcosa potenzialmente capace di muovere le nostre corde più sensibili. E sono proprio certi particolari, un increspatura del labbro che accenna a un sorriso, a rendere così delicata la sensibilità (sofia)coppoliana, unita al coraggio di mostrarci le cose come sono, senza inutili abbellimenti e senza forzate sovrastrutture.
    E’ tutto lì davanti ai nostri occhi, bisogna solo volere o imparare a vedere di nuovo.
    Per tutti gli altri c’è sempre Sylvester Stallone (non che ci sia nulla di male, ça va sans dire)
    .

    Etichette: Benicio Del Toro, Elle Fanning, Los Angeles, Metacinema, Milano, Stephen Dorff

     
    posted by Martin at 11:22 | Permalink | 9 comments
    martedì 8 settembre 2009
    MILANO ROVENTE
    MILANO ROVENTE
    (Milano rovente)
    Regia: Umberto Lenzi
    Produzione: Italia
    Anno: 1973

    Genere: Guerra tra bande

    Come da programma non ci si risparmia nulla o quasi in violenze e nudità in questo viaggio attraverso vizi e perversioni metropolitane visti attraverso il boss di turno che, arrivato dalla Sicilia, dal nulla costruisce un “impero” al nord, e se da un lato l’intreccio si fa apprezzare per il continuo ribaltamento delle situazioni, dall’altro giova poco alla tensione la caratterizzazione quasi macchiettistica di gran parte delle varie pedine del gioco, siciliani o francesi che siano.

    Per i fan del genere
    .

    Etichette: Antonio Sabato, Italia, Milano, Philippe Leroy, Poliziottesco

     
    posted by Martin at 23:23 | Permalink | 6 comments
    sabato 29 agosto 2009
    LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE
    LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE
    (La polizia ha le mani legate)
    Regia: Luciano Ercoli
    Produzione: Italia
    Anno: 1975

    Genere: Intrigo politico-criminale

    Il realismo è perseguito con delicatezza, evita ogni eccesso e grazie a piccoli e ben dosati particolari allontana ogni tentativo di santificazione degli “eroi” senza renderli però simili ai loro nemici, traducendosi anche in una cupezza senza speranza in cui il commissario di turno è schiacciato inevitabilmente dai poteri forti e il procuratore onesto soccombe ai collaboratori corrotti, ma anche senza enfasi e senza catarsi il racconto non manca mai di appassionare.

    Merita una visione
    .

    Etichette: Milano, Poliziottesco

     
    posted by Martin at 19:47 | Permalink | 2 comments
    lunedì 18 maggio 2009
    LA MALA ORDINA
    LA MALA ORDINA
    (La mala ordina)
    Regia: Fernando Di Leo
    Produzione: Italia/Germania
    Anno: 1972

    Genere: Poliziottesco senza poliziotti

    In una città dove il vizio si annida in ogni angolo una banale caccia all’uomo si trasforma in una carneficina, ed in fondo è proprio ciò che ci si può aspettare da un racconto forte ed equilibrato che non ha paura a svilupparsi con la mera giustapposizione di corpo su corpo, che siano corpi che lottano o corpi come meri oggetti sessuali, fino allo strazio finale in cui nemmeno sopravvivere ha più tanta importanza.

    Merita una visione (anche per uno sguardo su un'epoca, cinematografica e non solo)
    .

    Etichette: Adolfo Celi, Henry Silva, Mario Adorf, Milano, Poliziottesco

     
    posted by Martin at 21:56 | Permalink | 2 comments


    Tutte le immagini sono © (copyright) dei detentori dei rispettivi diritti